L’ultimatum di Conte: «Basta tensioni nel governo o mi dimetto»

In conferenza stampa, il premier ha chiesto a Di Maio e Salvini di mettere da parte le tensioni da campagna elettorale, minacciando le proprie dimissioni. Le opposizioni chiedono che Conte venga a riferire in Parlamento.

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Foto: Ansa

C’era grande attesa per la conferenza stampa che il presidente del Consiglio Conte ha convocato per ieri sera a Palazzo Chigi. Come ci si poteva aspettare, il premier ha concluso il suo discorso lanciando un vero e proprio ultimatum ai leader dei due partiti di governo – Luigi Di Maio e Matteo Salvini – e mettendo sul piatto le proprie dimissioni.

Un anno di governo gialloverde

Prima di tutto, il capo del Governo ha ricordato i più importanti risultati raggiunti dall’esecutivo. «Reddito di cittadinanza e Quota 100 hanno compiuto un vero e proprio patto sociale», ha dichiarato. «Al fondo di queste azioni vi è la convinzione che un Paese non può avere futuro di sviluppo se ampie fasce della popolazione rimangono ai margini del consorzio sociale ed economico. Siamo intervenuti anche per rispondere al bisogno di sicurezza dei cittadini, soprattutto di quelli che vivono in aree più esposte, anche per quanto riguarda il tema dell’immigrazione. Abbiamo adottato la spazza corrotti, introducendo una delle legislazioni più avanzate al mondo sul tema».

I toni sono cambiati quando Conte è passato ad analizzare i rapporti interni a M5S e Lega, spesso caratterizzati da forti tensioni. «Questa esperienza di governo ha dovuto convivere con una serie di tornate elettorali, che ci hanno costretto a convivere con una campagna elettorale permanente e ne ha risentito il clima», ha proseguito. «Io stesso avevo sottovalutato questo aspetto. La competizione europea si è rivelata molto aspra, facendo percepire uno stallo nell’azione di governo. Questa è una falsità, perché il governo ha sempre continuato a lavorare».

Conte ha quindi passato in rassegna alcune delle attività che caratterizzeranno la cosiddetta fase due del governo: dalle semplificazioni alla riforma del codice di procedura civile e penale, dal conflitto di interessi al fisco, dal sostegno alle famiglie alle misure volte a evitare l’aumento dell’Iva. «Sono alcune delle iniziative a cui stiamo lavorando e che richiedono visione, coraggio, tempo». Quindi l’affondo: «Impongono di uscire dagli schemi delle campagne elettorali, dei proclami a mezzo stampa per abbracciare una programmazione strategica. Siamo chiamati a soddisfare le richieste del Paese, diverse dai like».

L’ultimatum di Conte

«Chiedo a entrambe le forze politiche, e in particolare ai rispettivi leader, di operare una chiara scelta e di dirmi e dirci se hanno intenzione di proseguire nello spirito del contratto stipulato, o se preferiscono riconsiderare questa posizione perché vogliono consolidare la loro posizione o riscattare una sconfitta elettorale», ha dichiarato al termine del suo discorso. «Non mi presterò in nessun modo a bivaccare per proseguire la mia presenza qui a Palazzo Chigi. Se i comportamenti non fossero coerenti e conseguenti, con la trasparenza e lealtà con cui uniformo sempre la mia azione, dimetterò il mandato nelle mani del presidente della Repubblica, verso cui provo una profonda stima e gratitudine per il sostegno e i consigli finora ricevuti. È compito delle forze politiche decidere: chiedo una risposta chiara, inequivoca e rapida».

I commenti di Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Il primo a replicare alle parole del presidente del Consiglio è stato Matteo Salvini, impegnato in contemporanea in una diretta Facebook. «Se tutti mantengono la parola data il governo va avanti, non 4 mesi ma 4 anni», ha risposto il vicepremier. «Noi non abbiamo mai smesso di lavorare, evitando di rispondere a polemiche e anche insulti, e gli italiani ce lo hanno riconosciuto con 9 milioni di voti domenica», ha poi aggiunto su Twitter. «Noi siamo pronti – ha concluso -. Vogliamo andare avanti e non abbiamo tempo da perdere. La Lega c’è».

Poco più tardi è arrivato il commento dell’altro vicepremier, Luigi Di Maio. «Il M5S è la prima forza politica di maggioranza e ha sempre sostenuto questo governo – si legge in un post su Facebook -. Lo abbiamo sempre fatto lealmente e crediamo che ci sia ancora tanto da fare e soprattutto un contratto da rispettare. Noi siamo leali, vogliamo metterci subito al lavoro e crediamo che i fatti siano la migliore risposta in questo momento». Per questo Di Maio ha chiesto di convocare «subito un vertice di governo in cui discutere insieme della revisione dei vincoli europei per abbassare finalmente le tasse agli italiani anche con la flat tax, del salario minimo orario per i lavoratori italiani e del provvedimento sugli aiuti alle famiglie che fanno figli».

Le reazioni delle opposizioni

Forti le critiche provenienti dalle opposizioni. Per il segretario del Pd Nicola Zingaretti, Conte dovrebbe andare «in Parlamento a raccontare la crisi che ha evidenziato oggi» e verificare «se ha ancora una maggioranza che lo sostiene alle Camere. La diretta Fb non basta: il Paese ha bisogno di certezze e non di chiacchiere. Quindi misuri se questo governo ha ancora un consenso sufficiente per andare avanti». Un’opinione condivisa anche dal capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio, per il quale «le parole di Conte hanno aperto ufficialmente la crisi di governo. Adesso, se è rimasto almeno un minimo di rispetto delle istituzioni democratiche, Conte prenda coraggio e venga a riferire in Parlamento».

Per Benedetto Della Vedova (+Europa), «il primo ministro Conte ha aperto questa sera una crisi extraparlamentare. Questo discorso va fatto alle Camere e presto». Un commento è arrivato anche da Silvio Berlusconi. Secondo il leader di Forza Italia, «È chiaro a tutti gli italiani che questa esperienza di governo è arrivata al capolinea, che l’esperimento è fallito e che i danni conseguenti vengono scaricati sui cittadini». Per questo è necessario che il presidente del Consiglio prenda atto «della situazione e del risultato elettorale delle Europee» e decida «di farsi da parte».

Daniele

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