Whirlpool, si apre uno spiraglio. L’azienda: «Non chiuderemo il sito di Napoli»

Al termine dell’incontro al Mise, l’azienda avrebbe confermato di non essere intenzionata a chiudere lo stabilimento Whirlpool di Napoli. Soddisfatto Di Maio, ma i sindacati restano in allarme.

Whirlpool

Foto: TPI

AGGIORNAMENTO DEL 14/06/2019

La trattativa tra Mise e Whirlpool potrebbe essere a un punto di svolta. L’azienda avrebbe infatti confermato di non essere intenzionata a chiudere lo stabilimento di Napoli, né di voler disimpegnare suoi 420 dipendenti. Se il ministro Di Maio si è mostrato ottimista e fiducioso, di diverso parere sono i sindacati, che rimangono sul piede di guerra e dimostrano di non fidarsi della società. «Non disimpegno non vuole ancora dire tutto», ha commentato la segretaria nazionale della Fiom Cgil, Barbara Tibaldi. Dello stesso parere anche il segretario della Uilm Gianluca Ficco: «Non sarà facile passare da una dichiarazione aziendale generica di disponibilità alla risoluzione effettiva della vertenza». Prudente anche Alessandra Damiani, segretaria della Fim Cisl, «ci sono aperture ma è tutto da verificare».

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«Se non siete in grado di dare risposte e devo rivolgermi ai vertici della multinazionale ditelo subito. Non perdiamo tempo». Così il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio si è rivolto ai rappresentanti della sede Whirlpool di Napoli che, lo scorso venerdì, hanno comunicato la cessione dello stabilimento per il quale lavorano 420 dipendenti. Secondo Il Sole 24 Ore, il titolare del Mise ha mostrato un atteggiamento perentorio. «Dovete rispettare istituzioni e lavoratori», ha dichiarato. «Io sono e sempre sarò al loro fianco. Siamo disposti a impegnarci ancora di più con l’azienda per trovare una soluzione».

La notizia della cessione dello stabilimento Whirlpool è arrivata inaspettata. Lo scorso 25 ottobre, infatti, Di Maio si era detto soddisfatto del piano industriale 2019-21 firmato al Mise con l’ad della società statunitense. Il piano impegnava l’azienda a investire 250 milioni di euro nei prossimi tre anni, la salvaguardia di circa 800 lavoratori in esubero e la reindustrializzazione di alcuni siti produttivi. «Oggi sta succedendo qualcosa che va oltre: stiamo riportando lavoro in Italia. È un primo passo, ma molto importante», aveva commentato il ministro in quell’occasione.

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Quasi otto mesi dopo, quell’accordo sembra ormai superato. Di Maio ha ricordato che «si sono firmati accordi ben precisi» e che «lo Stato si farà rispettare». «Lo Stato non può permettere che una multinazionale americana venga nel nostro Paese, firmi un accordo e poi metta per strada 700 persone, soprattutto se questa multinazionale americana ha preso negli ultimi anni 50 milioni di euro di incentivi». Da qui la contromossa del ministro, particolarmente apprezzata dai sindacati (Fim, Fiom e Uilm): Whirlpool avrà sette giorni per presentare una soluzione alternativa, «o noi gli togliamo i soldi che hanno preso dallo Stato: parliamo di almeno 15 milioni di euro già concessi, più quelli che stavano per arrivare».

Secondo l’azienda, la cessione è dovuta alla scarsa produttività dello stabilimento, che la renderebbe non più sostenibile. I lavoratori sono in sciopero da venerdì e presidiano i varchi d’ingresso della sede. Ricordiamo che dal 2014 a oggi la Whilrpool ha ricevuto 27 milioni di fondi pubblici. Ricordiamo infine che il dossier Whirlpool era rimasto a lungo sulla scrivania dell’ex ministro Carlo Calenda che, dopo lunghe trattative con le parti coinvolte, lo scorso marzo aveva ottenuto il congelamento dei 497 licenziamenti dello stabilimento Embraco in Piemonte fino al 30 novembre 2018.

Redazione La Clessidra

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