Ambiente: il Senato respinge la mozione per dichiarare l’emergenza climatica

La mozione, che impegnava il governo a dichiarare l’emergenza climatica, era proposta da Fi, Pd e LeU. Approvata invece la mozione del M5S che, pur prevedendo interventi volti a contrastare i cambiamenti climatici, non fa menzione dello stato di emergenza.

emergenza climatica

Foto: Il Fatto Quotidiano

Nella giornata di ieri la maggioranza al Senato ha respinto la richiesta di dichiarare l’emergenza climatica in Italia presentata congiuntamente da Fi, Pd e LeU. L’Aula ha approvato invece la mozione presentata dal M5S che, pur impegnando il governo ad adottare provvedimenti in materia, non parla di una vera e propria emergenza legata ai cambiamenti climatici. Dura la protesta delle associazioni e dei movimenti ambientalisti, che hanno accusato la politica di essere «colpevole di inazione» di fronte alla più grande sfida dei nostri giorni. La richiesta di dichiarare lo stato di emergenza climatica era stata avanzata proprio dal movimento Fridays for Future Italia, in analogia a quanto già accaduto in 594 città nel mondo (alle quali si aggiungono i parlamenti di Scozia e Galles), tra le quali anche Milano. La decisione è arrivata proprio nella Giornata mondiale dell’Ambiente.

A far propria la battaglia del movimento guidato da Greta Thunberg è stata la Senatrice di LeU Loredana De Petris. «Tra i giovani, questa consapevolezza e questa assunzione di responsabilità si stanno diffondendo. Molti governi, e tra questi anche quello italiano, restano invece sordi e immobili», è stato il suo commento. «Ma il tempo che ci rimane per invertire la marcia è pochissimo. Bisogna muoversi subito, con la drasticità imposta da un’emergenza ambientale che minaccia la sopravvivenza stessa del pianeta. La dichiarazione dello stato d’emergenza climatico e ambientale – ha concluso – può e deve essere un passo deciso in questa direzione».

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Come ricorda LifeGate, la mozione approvata dalla maggioranza si articola in otto punti.

  1. Spingere verso la decarbonizzazione dell’economia, puntando alla riduzione delle emissioni di gas serra, garantendo allo stesso tempo la sicurezza del sistema energetico;
  2. Favorire la transizione verso le energie rinnovabili anche attraverso il grid parity (cioè rendendo più vantaggioso il prezzo dell’energia rinnovabile rispetto a quella fossile) e verso l’economia circolare;
  3. Promuovere lo sviluppo di sistemi eco-efficienti di produzione attraverso la bioeconomia e l’eco-design, potenziando il percorso di eco-efficienza energetica da applicare al patrimonio pubblico e privato;
  4. Favorire l’autoproduzione distribuita di energia da fonti rinnovabili;
  5. Sensibilizzare i cittadini sulle buone pratiche in materia di ambiente ed ecologia, anche attraverso l’introduzione dell’insegnamento di educazione ambientale nelle scuole di ogni grado;
  6. Promuovere politiche di sviluppo infrastrutturale finalizzate alla promozione di iniziative virtuose di mobilità urbana ed extraurbana sostenibile, incluso il trasporto intermodale;
  7. Realizzare interventi finalizzati alla prevenzione del rischio idrogeologico e per l’uso responsabile del suolo;
  8. Adottare tutte le misure necessarie al raggiungimento degli obiettivi di riduzione del gas serra concordati a livello internazionale ed europeo.

Ricordiamo che lo scorso 10 maggio Italia, Germania e Polonia si sono rifiutate di sottoscrivere il documento, presentato al Consiglio europeo di Sibiu, in cui si chiede un’azione più radicale per contrastare il cambiamento climatico. Il documento – proposto da Belgio, Danimarca, Francia, Lussemburgo, Portogallo, Svezia, Spagna e Paesi Bassi e intitolato Un Paese pulito per tutti – chiede all’Unione Europea di azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050. Inoltre, nel testo si propongono interventi più rigidi per evitare che le temperature superino la soglia critica dei 2 gradi centigradi in più rispetto agli anni Novanta (secondo l’ONU, ai ritmi attuali arriveremmo a una crescita delle temperature tra i 3 e i 5°C). Infine, si chiede all’UE di destinare 1/4 del budget annuale. per incentivare la green economy. A quasi un mese di distanza, il governo italiano non ha reso note le motivazioni alla propria decisione.

 

Daniele

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