Arrivato il primo sì alla procedura di infrazione verso l’Italia

Il Comitato Economico Finanziario ha accolto il parere circa l’apertura della procedura di infrazione verso l’Italia. La pronuncia definitiva è attesa per il 9 luglio. Nel frattempo il presidente del Consiglio esclude tagli alle due misure simbolo del governo gialloverde.

procedura di infrazione

Foto: Ansa

AGGIORNAMENTO DEL 14/06/2019

Il Comitato Economico Finanziario ha confermato il parere della Commissione Europea circa l’apertura della procedura di infrazione per debito eccessivo nei confronti dell’Italia. Preoccupazione per la direzione intrapresa dal nostro Paese è stata espressa dal presidente Jean-Claude Juncker. «Pensiamo che l’Italia si stia muovendo in una direzione sbagliata, quindi dobbiamo prendere decisioni rilevanti in questo campo», ha commentato. «Penso che il Paese corra il rischio di restare intrappolato per anni in una procedura per deficit eccessivo, e vorrei evitarlo. Ma questo dipenderà dagli impegni che il governo italiano prenderà». Il premier Conte si è detto fiducioso del dialogo avviato con l’UE. «Siamo ben convinti della nostra filosofia e politica economica», ha replicato. «Certe ricette hanno dimostrato nel tempo di far crescere il rapporto tra deficit o debito e Pil. Abbiamo mandato di far crescere il Paese: con massima ragionevolezza e senso di responsabilità siamo qui per far crescere il Paese, non per avviarlo su una china recessiva».

La palla passa ora all’Ecofin, che prenderà una decisione definitiva il prossimo 9 luglio.

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Non ci sarà alcun taglio a reddito di cittadinanza e quota 100 per evitare la procedura di infrazione. Così il presidente del Consiglio Conte lo scorso 6 giugno durante la sua visita in Vietnam. «Entrambe le misure verranno applicate integralmente», ha assicurato il premier. «Il taglio non è assolutamente all’ordine del giorno. Lavoriamo con il Mef perché si prefigurino dei risparmi di spesa». Ma cosa significa? «Significa che in finanziaria abbiamo accantonato somme che risultano un po’ sovradimensionate. Se si prefigurano risparmi di spesa è completamente diverso dal dire che si va a tagliare la misura», ha spiegato Conte.

Nonostante le rassicurazioni del premier, l’Italia corre un serio rischio. La Commissione Europea ha infatti  scelto di raccomandare ai governi europei l’avvio di una procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti del nostro Paese, accusato di non aver rispettato i parametri di riduzione del debito pubblico individuati dalla UE. Con tutta evidenza, le rassicurazioni fornite dal ministro Tria la scorsa settimana sono state giudicate insufficienti dalla Commissione.

Cosa rischia l’Italia

La strada per l’Italia è ora tutta in salita. Il governo avrà un mese di tempo per trattare con Bruxelles e dimostrare di essere intenzionata a ritornare nei parametri europei. A fine luglio i governi degli Stati membri si riuniranno per decidere sulla raccomandazione tecnica della Commissione – dunque sulla necessità o meno di avviare una procedura di infrazione. Il primo a esprimersi sarà il Comitato Economico e Finanziario, organismo che raggruppa i direttori generali dei vari ministeri delle Finanze europei. Della questione discuteranno i ministri delle Finanze il 13 e 14 giugno, mentre il loro pronunciamento definitivo è atteso all’Ecofin del 9 luglio.

Una volta avviata la procedura, l’Italia diventerebbe un osservato speciale. Ogni tre-sei mesi i commissari europei verificherebbero i conti pubblici e l’effettiva applicazione delle misure volte al rientro del debito pubblico. Governo e istituzioni comunitarie definirebbero insieme un percorso di rientro. In caso di mancato accordo o di non rispetto degli accordi, l’UE potrebbe adottare pesanti sanzioni, come ad esempio l’obbligo infruttifero, pari allo 0,2% del Pil (circa 3,5 miliardi di euro), convertibile in multa in caso di reiterata mancata correzione del disavanzo. L’UE potrebbe arrivare anche a escludere l’Italia dall’accesso ai fondi europei.

Per evitare la procedura, il governo dovrà proporre misure concrete per ridurre il deficit strutturale come, ad esempio, una manovra correttiva (ipotesi respinta mesi fa da tutti, da Conte a Tria passando per Di Maio) che rimetta in ordine i conti pubblici. Qualora questo accada, il commissario Pierre Moscovici si è detto disponibile a fare un passo indietro e a ritirare la procedura di infrazione. Del resto tale procedura non è mai stata applicata e per l’UE la decisione sarà tutt’altro che indolore. A seconda della decisione rischia infatti di spianare la strada ai sovranisti o, al contrario, di suscitare malumori in chi preme per il rispetto delle regole comunitarie.

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Daniele

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