Scandalo Csm, Bonafede: «Subito riforma per separare politica e magistratura»

Mentre lo scandalo Csm continua a scuotere la magistratura e la politica, il ministro della Giustizia annuncia provvedimenti: «Dobbiamo alzare un muro che tenga distante la politica dalla magistratura. I magistrati che entrano in politica non possono tornare indietro».

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«Dobbiamo alzare un muro che tenga distante la politica dalla magistratura». Con queste parole il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è intervenuto sullo scandalo Csm che vede coinvolti in prima persona l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, e l’ex ministro Dem Luca Lotti. «Come ministro della Giustizia – ha aggiunto Bonafede – ho due compiti: quello di iniziare le azioni disciplinari e quello di avviare un pacchetto di norme che impediscano il ripetersi di fatti come quelli emersi». Il Guardasigilli ha quindi precisato che pensa di intervenire «Riducendo il potere delle correnti e stabilendo un principio: i magistrati che entrano in politica non possono tornare indietro».

A questo si lega la riforma del Consiglio superiore della magistratura che, secondo Bonafede, non può più essere rimandata. «Dobbiamo cercare di rendere i parametri assolutamente oggettivi», ha spiegato. «L’importante è che il cambiamento non avvenga sulla base di un’onda emotiva, ma con un’attenta riflessione in Parlamento». A ogni modo, il ministro ha dichiarato che «Non è in discussione il diritto costituzionale di associarsi, ci mancherebbe altro. Qui si tratta di aprire gli occhi. Nel momento in cui una corrente smette di sviluppare la propria prospettiva giuridica per sostituirla col puro esercizio del potere – ha aggiunto il Guardasigilli -, allora bisogna intervenire. Se la magistratura vuole rilanciare la propria immagine deve riconoscere che il problema esiste».

Lo scandalo Csm in breve

Le parole del ministro arrivano dopo settimane di fuoco che hanno gettato pesanti ombre sul Csm. Luca Palamara, ex presidente dell’Anm, è indagato dalla procura di Perugia con l’accusa di corruzione. Palamara è sospettato di aver sviluppato rapporti poco trasparenti con Fabrizio Centofanti. Secondo l’accusa, Centofanti avrebbe corrotto il magistrato con viaggi, vacanze e regali in cambio di pressioni per la nomina a procuratore capo di Gela di Giancarlo Longo (poi bloccata da Sergio Mattarella, presidente del Csm). Dalle indagini sembra che Palamara fosse interessato anche alla nomina del nuovo procuratore capo di Perugia, nella speranza che il nuovo arrivato fosse più «sensibile alla sua posizione procedimentale». Non solo: il nuovo procuratore vicino a Palamara avrebbe poi dovuto rifarsela sui procuratori di Roma Pignatone e Ielo, “colpevoli” di aver trasmesso il fascicolo nei suoi confronti alla procura di Perugia.

A essere coinvolti nell’affair anche i Deputati Dem Cosimo Ferri (sottosegretario nei governi Letta, Renzi e Gentiloni) e Luca Lotti, già imputato per favoreggiamento nel caso Consip. Nelle intercettazioni, Lotti sostiene di aver avuto un colloquio privato con il presidente Mattarella nel quale si è discusso delle nomine del Csm e discute – insieme a Palamara e Ferri – su come ostacolare la nomina di Giuseppe Creazzo a procuratore di Roma, in favore di Marcello Viola. Al momento Lotti si è autosospeso dal Pd, non senza aver lanciato attacchi nei confronti del segretario Zingaretti e di una parte del partito.

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Daniele

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