Matteo Salvini propone un condono sul denaro nascosto nelle cassette di sicurezza

La proposta prevede il pagamento di un’aliquota forfettaria per far emergere il denaro nascosto nelle cassette di sicurezza. Secondo il procuratore di Milano Francesco Greco, tali capitali hanno quasi sempre «provenienza illecita».

cassette di sicurezza

A Matteo Salvini la riapertura dei termini per accedere alla pace fiscale non basta. Ecco che, ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, il ministro dell’Interno propone di portare avanti «una pace fiscale per far emergere il denaro contante depositato nelle cassette di sicurezza. Si potrebbe far pagare un’imposta e ridare il diritto di utilizzarli». L’idea è quella di fissare un’aliquota forfettaria per far emergere risorse non dichiarate al fisco. Risorse che, ha aggiunto, potrebbero essere usate per stimolare gli investimenti e spingere sulla crescita.

Secondo il procuratore di Milano Francesco Greco, i capitali nascosti nelle cassette di sicurezza ammonterebbero a 150-200 miliardi di euro. Appena il 30% sarebbe conservato in Italia, mentre il restante 70% si troverebbe nelle banche estere. Non solo: nella maggioranza dei casi, si tratterebbe di «denaro di provenienza illecita», frutto di reati o di evasione fiscale. Oltre all’opportunità di realizzare l’ennesimo condono, ci sarebbe dunque da chiedersi quali misure di sicurezza sarebbero adottate per impedire alla criminalità organizzata di beneficiare della pace fiscale per riciclare denaro sporco.

Contrario all’operazione il Partito Democratico. Per Luigi Marattin il governo si appresta «a toccare i risparmi degli italiani». Emanuele Fiano si chiede se «Salvini vuole forse condonare i fondi neri della mafia e della criminalità organizzata», poiché la sua proposta «sarebbe un enorme regalo alla criminalità organizzata. Una proposta irresponsabile – ha aggiunto – che dimostra quanto sia grave la situazione economica, se il governo alimenta il sospetto di poter chiedere aiuto alle mafie per finanziare la prossima legge di bilancio».

Come ricorda Il Fatto Quotidiano, anche il governo Renzi nel 2017 propose un’operazione simile. La cosiddetta voluntary disclosure prevedeva il pagamento di un’aliquota forfettaria del 35% per far emergere il contante nascosto. All’epoca, però, l’intervento del presidente della Repubblica impedì di approvare il provvedimento così come formulato inizialmente. Al posto del forfettario si scelse di ricorrere alle normali aliquote Irpef e di escludere dalla punibilità alcuni reati, tra cui il riciclaggio. Su quest’ultimo punto è atteso il giudizio della Consulta per possibile illegittimità costituzionale.

L’operazione lanciata dal governo Renzi, prosegue Il Fatto, ebbe però scarso successo. Essa stabiliva che l’apertura delle cassette, e il relativo inventario, avvenissero alla presenza di un notaio. Il contribuente doveva poi attestare che i soldi e i gioielli nascosti non derivassero da reati e non avessero origine illecita. In caso di dichiarazione falsa, la pena prevista andava dai 18 mesi ai 6 anni di carcere.

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Daniele

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