Eutanasia: iniziano i lavori parlamentari per una legge in materia

Il 24 giugno inizieranno i lavori per la legge su eutanasia e fine vita. Il Parlamento dovrà esprimersi entro settembre, termine ultimo indicato dalla Consulta.

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Foto: Today.it

In Italia si torna a parlare di eutanasia. La Corte Costituzionale ha infatti individuato in settembre il termine ultimo perché il Parlamento legiferi in materia. In caso contrario, sarà la magistratura a intervenire in merito. La prima discussione alla Camera è stata fissata per il 24 giugno, fra neanche una settimana. Il problema è che, a oggi, non esiste un testo da discutere né tanto meno da votare. Movimento 5 Stelle e Lega hanno infatti posizioni diametralmente opposte sulla questione, e trovare una mediazione sembra particolarmente complicato.

Come riporta Repubblica, i pentastellati sarebbero favorevoli all’introduzione dell’eutanasia negli ospedali pubblici per i malati terminali maggiorenni. La proposta presentata lo scorso 30 maggio dai Deputati Sarli, Trizzino e Sportiello sancisce il diritto della persona ad autodeterminarsi nella scelta dei trattamenti sanitari, compresi quelli finalizzati al suicidio assistito e all’eutanasia. Pur riconoscendo l’obiezione di coscienza da parte dei medici, essa stabilisce che l’ospedale sia comunque tenuto a garantire il rispetto del desiderio del paziente che intende rinunciare alle cure.

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La proposta della Lega non solo non riconosce l’eutanasia, ma mira a cancellare il riconoscimento della libertà di scelta e cura nel fine vita introdotta con la legge sul testamento biologico. In altre parole, qualora venisse approvata la proposta leghista, il malato non potrebbe più rinunciare alla nutrizione e all’idratazione, neanche se le questa sua volontà fosse indicata nelle dichiarazioni anticipate di trattamento. L’unica vera concessione in tal senso è l’attenuante riconosciuta per il reato di aiuto al suicidio, che ora prevedono fino a 12 anni di carcere.

Sullo sfondo resta il Pd, che al momento pare non avere una propria proposta da presentare. Lo scorso novembre, per la verità, il partito sembrava intenzionato a far propria la proposta avanzata dall’Istituto Luca Coscioni, che prevede la possibilità di ricorrere alla sedazione per quei soggetti «malati o disabili non terminali la cui condizione clinica produce sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari e farmacologici». Il ddl consente alle sole strutture pubbliche di intervenire in tal senso e distingue in maniera netta «le condotte di istigazione e quelle di aiuto al suicidio e, di conseguenza, le pene della reclusione per le due diverse fattispecie». Oggi, invece, quella possibilità appare remota.

Redazione La Clessidra

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