Riforma delle intercettazioni: Conte tenta la mediazione tra M5S e Lega

Appena insediato, il ministro Bonafede dichiarava che la riforma delle intercettazioni sarebbe stata una priorità. A un anno di distanza, della riforma non c’è traccia. Sulla questione è atteso l’intervento del premier Conte, che dovrà mediare tra M5S e Lega.

riforma delle intercettazioni

Lo scandalo Csm, che vede indagato l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara e coinvolto l’ex ministro Luca Lotti, ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica il tema della riforma delle intercettazioni. La questione sarà presumibilmente oggetto del vertice di oggi tra il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, la ministra della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, il vicepremier Matteo Salvini e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Le posizioni di M5S e Lega sul tema sono molto distanti e i margini di manovra appaiono limitati. In più occasioni il Guardasigilli ha ribadito che «il diritto all’informazione non può essere limitato», sostenendo che i contenuti derivanti da intercettazioni debbano essere pubblicati sui giornali qualora abbiano rilevanza pubblica. Lo stesso criterio si applica alla pubblicazione di atti giudiziari segreti che, secondo il ministro, non dovrebbe essere punita. Non a caso tra i primi atti del ministro c’è stato il rinvio del decreto sulle intercettazioni varato dal predecessore Andrea Orlando, che regolava in maniera più stringente l’uso delle intercettazioni. La proroga è in scadenza a luglio ma, come riporta Policy Maker, sembrerebbe destinata a un ulteriore rinvio.

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Diametralmente opposto il parere della Lega. Per Matteo Salvini è «incivile leggere sui giornali le intercettazioni». Per questo, ha proseguito, serve «una riforma della giustizia che garantisca tempi certi e consegni al mondo delle imprese un Paese sano». La stessa ministra Bongiorno, che nella Lega ha il controllo sul dossier giustizia, si è detta favorevole a «sanzioni per chi pubblica trascrizioni gossip» sui giornali e per chi le diffonda attraverso i mezzi di informazione.

Il premier Conte dovrà svolgere un importante ruolo di mediazione sulla questione, affinché non vengano prese decisioni sulla base di «reazioni emotive». Appare probabile che a questo giro sia la Lega a dover fare un mezzo passo indietro: la questione è particolarmente sentita dall’opinione pubblica che, specie alla luce degli ultimi fatti di cronaca, potrebbe intendere la posizione leghista come un tentativo di imbavagliare la stampa.

Quel che è certo che, nonostante sia una delle priorità del ministero della Giustizia, finora Bonafede non è riuscito a imporre in agenda la questione: l’unico provvedimento in materia è stato il già citato congelamento del decreto Orlando. Il provvedimento si proponeva di limitare l’uso delle intercettazioni e la relativa pubblicazione da parte delle testate giornalistiche, al fine di ridurre il rischio di fuoriuscita di intercettazioni non penalmente rilevanti e di tutelare la privacy dei soggetti coinvolti. Fin da subito la riforma è però stata oggetto di numerose critiche da parte dell’Anm e dell’Unione delle Camere penali. Per i magistrati, esso avrebbe attribuito eccessivo potere alla polizia giudiziaria, che avrebbe potuto decidere quali intercettazioni considerare rilevanti. Per gli avvocati, invece, avrebbe limitato il diritto di difesa.

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Redazione La Clessidra

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