Procedura di infrazione: il premier Conte ha inviato la lettera alla Commissione Europea

Per tranquillizzare la Commissione ed evitare la procedura di infrazione, nella lettera Conte assicura che l’Italia «non intende sottrarsi alle regole del Patto di stabilità» né «reclamare deroghe o concessioni». Allo stesso tempo, il premier chiede che vengano ridisegnate le regole economiche e rivisti i modelli di sviluppo «che si sono rivelati inadeguati».

procedura di infrazione

Foto: La Voce

Fonti interne a Palazzo Chigi hanno reso noto che, al termine del consiglio dei Ministri di ieri sera, il presidente del Consiglio Conte ha inviato la lettera con la quale il governo tenterà di disinnescare il rischio della procedura di infrazione per debito eccessivo su cui l’Ecofin si pronuncerà il prossimo 9 luglio.

All’interno della missiva, il premier spiega che l’Italia «non intende sottrarsi alle regole del Patto di stabilità e crescita», né intende «reclamare deroghe o concessioni rispetto a prescrizioni che, finché non saranno modificate, sono in vigore ed è giusto che siano tenute in conto dai Governi di tutti gli Stati membri». Contemporaneamente, prosegue Conte, l’Italia avverte «l’urgenza e la necessità di stimolare una discussione che miri a ridefinire la governance economica dell’Eurozona e dell’Unione, che non si è dimostrata adeguata ad assolvere i compiti per i quali era stata pensata».

Ecco perché «Ritengo nostro dovere aprire adesso, senza ulteriore indugio, una fase costituente per ridisegnare le regole di governo delle nostre società e delle nostre economie riconsiderando modelli di sviluppo e crescita che si sono rivelati inadeguati di fronte alle sfide poste da società impoverite, attraversate da sfiducia, rancore e delusione». Da qui la necessità di avviare una «riflessione approfondita su come assicurare un effettivo equilibrio tra stabilità e crescita, tra riduzione e condivisione dei rischi», senza sacrificare l’uno a scapito dell’altro.

Oltre all’invio della lettera, durante il consiglio dei Ministri Conte e Tria hanno presentato una prima bozza del ddl di assestamento di bilancio. Il ddl servirà a dare una risposta concreta alla Commissione Europea e a certificare che il rapporto debito/Pil per il 2019 non supererà il 2,1/2,2% (contro il 2,5% stimato dall’UE). Per farlo, si legge, il governo adotterà una politica di riduzione della spesa pubblica e di revisione delle entrate «che risultano maggiori delle previsioni». Secondo Il Fatto Quotidiano, la bozza è stata discussa ma non ci sono ancora notizie in merito alla sua approvazione, segno che le posizioni in merito di M5S e Lega restano distanti.

Cosa rischia l’Italia

Il governo avrà poche settimane per trattare con Bruxelles e dimostrare di essere intenzionata a ritornare nei parametri europei. La decisione definitiva circa l’avvio della procedura di infrazione sarà presa durante l’Ecofin del 9 luglio.

Una volta avviata la procedura, l’Italia diventerebbe un osservato speciale. Ogni tre-sei mesi i commissari europei verificherebbero i conti pubblici e l’effettiva applicazione delle misure volte al rientro del debito pubblico. Governo e istituzioni comunitarie definirebbero insieme un percorso di rientro. In caso di mancato accordo o di non rispetto degli accordi, l’UE potrebbe adottare pesanti sanzioni, come ad esempio l’obbligo infruttifero, pari allo 0,2% del Pil (circa 3,5 miliardi di euro), convertibile in multa in caso di reiterata mancata correzione del disavanzo. L’UE potrebbe arrivare anche a escludere l’Italia dall’accesso ai fondi europei.

Per evitare la procedura, il governo dovrà proporre misure concrete per ridurre il deficit strutturale come, ad esempio, una manovra correttiva (ipotesi respinta mesi fa da tutti, da Conte a Tria passando per Di Maio) che rimetta in ordine i conti pubblici. Qualora questo accada, il commissario Pierre Moscovici si è detto disponibile a fare un passo indietro e a ritirare la procedura di infrazione. Del resto tale procedura non è mai stata applicata e per l’UE la decisione sarà tutt’altro che indolore. A seconda della decisione rischia infatti di spianare la strada ai sovranisti o, al contrario, di suscitare malumori in chi preme per il rispetto delle regole comunitarie.

Ricordiamo che lo scorso 7 giugno il Comitato Economico Finanziario ha confermato il parere della Commissione Europea circa l’apertura della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

Leggi tutte le promesse di Giuseppe Conte

Daniele

Daniele

LEAVE A COMMENT