Ipotesi minibot al capolinea. Giorgetti: «C’è ancora chi crede a Borghi?»

Brusco dietrofront del sottosegretario alla presidenza del Consiglio sui minibot. Stupito il M5S: «Le dichiarazioni di Giorgetti? Ci hanno sorpreso, si trattava di una proposta voluta dalla Lega».

minibot

La parabola dei minibot potrebbe essere giunta a conclusione. Le parole pronunciate ieri dal sottosegretario leghista Giorgetti sembrano mettere fine al dibattito che ha monopolizzato l’attenzione pubblica nelle ultime settimane: «C’è ancora chi crede a Borghi? Ma vi sembrano verosimili i minibot? Se si potessero fare, li farebbero tutti», è stato il suo commento.

Una dichiarazione che ha colto di sorpresa il Movimento 5 Stelle, il quale aveva fatto quadrato intorno alla proposta di Claudio Borghi contro le resistenze mostrate dal ministro dell’Economia Tria. «Le dichiarazioni di Giorgetti sui minibot? Ci hanno sorpreso, sono una proposta che la Lega ha voluto inserire nel contratto di governo, la retromarcia ci ha sorpreso per questo», hanno commentato fonti interne al M5S. «Ad ogni modo – hanno aggiunto – quel che conta è pagare subito le imprese creditrici, la pubblica amministrazione deve sanare tutti quei debiti che ha con le imprese ormai da troppi anni».

Leggi anche: Minibot: scontro tra Tria, Di Maio e Salvini. Di Battista: «A chi risponde il ministro?»

I minibot sono uno strumento caro alla Lega, la cui possibile adozione è prevista anche nel contratto di governo all’art. 11. Semplificando, possono essere considerati titoli di Stato di piccolo taglio (dai 5 ai 100 euro), non soggetti alle fluttuazioni dei tassi di interesse, utilizzabili dalle pubbliche amministrazioni per pagare i propri debiti alle imprese. A loro volta, queste possono usarle per pagare i propri fornitori. Nella mozione si parla di un ammontare complessivo pari a 57 miliardi.

Di fatto, i minibot potrebbero diventare (o forse, a questo punto, sarebbe più corretto dire: avrebbero potuto diventare) a tutti gli effetti una moneta parallela rispetto all’euro. Secondo Carlo Stagnaro, direttore dell’Osservatorio sull’economia digitale dell’Istituto Bruno Leoni intervistato da Wired, «I minibot sono per costituzione equivalenti all’immissione di una moneta». Cosa che, peraltro, è vietata dall’art. 106 del Trattato di Lisbona. Non a caso lo stesso ministero dell’Economia, in una nota, ha smentito la possibilità che la mozione possa essere adottata.

Nonostante le rassicurazioni del Mef, il rischio è che la loro adozione possa mettere in moto un processo che porterebbe all’uscita dell’Italia dalla moneta unica. Un’idea cara all’economista leghista Claudio Borghi, per il quale «I minibot sono un espediente per uscire dall’euro in modo ordinato e tutelato. Se uno si deve preparare all’uscita, deve prepararsi dentro le regole».

Redazione La Clessidra

Redazione La Clessidra

LEAVE A COMMENT