Salario minimo: nuovo rinvio del ddl. La discussione slitta al 23 luglio

Il ddl sul salario minimo è stato calendarizzato il 23 luglio, in prossimità delle ferie estive. Se M5S e Lega non troveranno l’accordo è altamente probabile che venga rinviato ulteriormente alla riapertura dei lavori.

salario minimo

Nuovo rinvio per il ddl sul salario minimo. La discussione al Senato è stata calendarizzata al prossimo 23 luglio, poco prima della pausa estiva. La strada appare tutta in salita: la discussione potrà progredire solo se il Movimento 5 Stelle riuscirà a superare le resistenze dell’alleato di governo e le perplessità mostrate in merito da parti sociali e sindacati.

Il ddl è da mesi al vaglio della commissione Lavoro di Palazzo Madama. A pesare sono non solo i dubbi sul provvedimento in sé – in particolare per quanto riguarda le ripercussioni sul costo del lavoro a carico delle imprese -, ma anche le difficoltà nel reperire le coperture economiche. Di fronte all’ennesimo nulla di fatto, i Senatori del Pd hanno deciso di abbandonare l’aula in segno di protesta. «Non è più accettabile che la maggioranza prenda in giro il Parlamento», hanno commentato i Dem  Edoardo Patriarca, Mauro Laus, Tommaso Nannicini e Anna Maria Parente. In commissione Lavoro Lega e M5S stanno letteralmente giocando sul salario minimo. Il Pd aveva chiesto che il ministro Di Maio venisse in Senato a chiarire quale fosse la proposta del governo.

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Come riporta Il Sole 24 Ore, il salario minimo comporterebbe un aumento del costo del lavoro che oscillerebbe tra i 4,3 miliardi (stima Istat) e i 6,7 miliardi (stima Inapp). Proprio per ridurre tali costi, la Lega propone di circoscrivere l’introduzione del salario minimo esclusivamente ai settori lasciati fuori dalla contrattazione collettiva. Ed è proprio su questo punto che si sta consumando lo scontro tra i due partiti di governo.

Ricordiamo che la proposta del Movimento 5 Stelle intende introdurre un salario minimo di 9 euro lordi all’ora, da aggiornare ogni anno in base all’inflazione. Facendo una media, l’importo netto dovrebbe essere di 8,17 euro. Il ddl stabilisce poi che dovrà essere individuato il contratto collettivo maggiormente rappresentativo che farà da riferimento per l’individuazione della retribuzione oraria (che sarà funzione del livello, della mansione svolta e del settore di attività). A beneficiare del nuovo regime saranno i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, a tempo determinato, part-time e di apprendistato. Anche per alcune forme di collaborazione è previsto un cambio delle regole.

Il ddl prevede inoltre un meccanismo di indicizzazione automatica per i contratti scaduti e in caso di disdetta anticipata. In sostanza, in questi casi i trattamenti economici minimi verranno incrementati annualmente a partire dal diciottesimo mese successivo alla scadenza, sulla base delle variazioni dell’indice dei prezzi al consumo dell’anno precedente. Esclusi dall’adeguamento i contratti della pubblica amministrazione.

 

Redazione La Clessidra

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