Procedura di infrazione: varati i ddl su rendiconto, assestamento e salvaconti

Con i tre provvedimenti varati ieri, il governo si impegna a ridurre il debito per 7,6 miliardi. Una parte dei fondi arriverà da reddito di cittadinanza e quota 100, le cui risorse inutilizzate saranno vincolate «al miglioramento dei saldi di finanza pubblica» e non potranno essere destinate ad altro uso.

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Sono stati approvati ieri dal governo i ddl sul rendiconto e sull’assestamento del bilancio statale, passaggio fondamentale per evitare la procedura di infrazione. Approvato anche un decreto «salvaconti» da 1,5 miliardi di euro, con il quale si vincolano i fondi rimasti inutilizzati del reddito di cittadinanza e quota 100, che non potranno pertanto essere destinati ad altro uso e saranno destinati esclusivamente al «miglioramento dei saldi di finanza pubblica».

Nel complesso, l’insieme dei provvedimenti approvati ieri porterà a una riduzione dell’indebitamento netto dell’Italia pari a 7,6 miliardi, con una differenza dello 0,4% «rispetto alle previsioni del Def di aprile». Quanto al saldo tra entrate e uscite, esso rimane col segno meno: le spese per il 2019 ammontano a 611.597 milioni di euro, contro i 591.612 milioni delle entrate.

In particolare, si legge nella nota di accompagnamento ai ddl, i dati riportati «recepiscono l’effetto del quadro macroeconomico contenuto nel Def e le più recenti informazioni risultanti dal monitoraggio di finanza pubblica. Nel complesso, le entrate finali registrano una diminuzione di circa 1 miliardo di euro, quale risultato della riduzione di 6,7 miliardi delle entrate tributarie e dell’aumento di 5,7 miliardi delle altre entrate. Le spese evidenziano una riduzione netta di circa 2,9 miliardi di euro di competenza e 4,4 miliardi di cassa». Il quadro generale «mostra pertanto un miglioramento di circa 1,9 miliardi di euro del saldo netto da finanziare di competenza e 3,4 miliardi di cassa».

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Nelle prospettive di Conte e Tria, l’insieme dei tre provvedimenti dovrebbe convincere la Commissione Europea dell’impegno italiano sui conti pubblici e allontanare l’ipotesi della procedura di infrazione. Al momento la strategia sembrerebbe funzionare: come riporta Il Sole 24 Ore, difficilmente l’Unione Europea arriverà allo scontro diretto con l’Italia, in un momento peraltro di forte difficoltà dovuto alle nomine dei vertici UE.

Il rischio è che la situazione si ripeta in autunno, quando il governo dovrà presentare la manovra per il 2020. L’Unione Europea ha infatti chiesto che il governo riduca il disavanzo strutturale dello 0,6% e la spesa pubblica dello 0,1%. Nel caso non si raggiungessero quegli obiettivi, e nel caso in cui i nuovi dirigenti UE fossero meno disposti a concedere flessibilità al nostro Paese rispetto agli attuali, il rischio strappo si farà concreto.

Redazione La Clessidra

Redazione La Clessidra

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