Taser alle forze dell’ordine: ancora lunghi i tempi per la messa a regime

Lo scorso aprile, Matteo Salvini assicurava che il taser sarebbe diventato arma d’ordinanza a partire da giugno. A oggi non è ancora stato pubblicato il bando di gara.

taser

Doveva diventare l’arma di ordinanza delle forze dell’ordine a partire da giugno, ma a oggi non è stata pubblicato neanche il bando per la gara d’appalto. La strada per la messa a regime del taser (o pistola a impulso elettrico) sarà più lunga del previsto: contrariamente a quanto promesso da Matteo Salvini lo scorso aprile, risulta difficile prevedere quando ciò avverrà. È ormai certo che il bando verrà aperto dopo l’estate, con un conseguente slittamento dei tempi.

L’arma potrà essere usata solo dagli agenti di pubblica sicurezza, dopo un apposito percorso di formazione e a seguito dell’adozione, da parte del Comune di riferimento, di un apposito regolamento. Resta critico il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute Mauro Palma, per il quale tali paletti «non sono assolutamente sufficienti a dissipare la preoccupazione circa l’estensione dell’uso della nuova arma. Si rischia -è il monito – di aprire la strada a un utilizzo molto esteso e capillare sul territorio», legittimando possibili abusi.

Il taser è stato sperimentato in Italia a partire dal settembre 2018 al 5 giugno 2019. A provarlo sono state le forze dell’ordine di dodici città (tra cui Milano, Torino, Napoli, Bologna, Firenze, Palermo, Brindisi e Genova) e utilizzato 60 volte. In 47 casi è bastato estrarre l’arma o attivare la scarica di avvertimento per risolvere la situazione. Al termine del periodo di prova, le forze dell’ordine delle città interessate hanno tenuto l’arma in dotazione.

Sulla questione resta vivo il dibattito tra favorevoli e contrari. Se da una parte il taser può sostituire, almeno in certe circostanze, l’uso della pistola, riducendo il rischio di feriti o morti, dall’altra c’è chi sottolinea come proprio questo fatto possa portare all’aumento nel ricorso a simili strumenti da parte delle forze armate. In questa direzione, affermano, spingono le parole dello stesso Salvini che si è detto contrario all’introduzione del numero identificativo sui caschi dei poliziotti, «che sono già abbastanza facilmente bersagli dei delinquenti anche senza il numero in testa».

Al momento, dunque, la promessa fatta da Matteo Salvini risulta non rispettata. Qualora il bando dovesse essere pubblicato, e il taser dovesse diventare lo strumento d’ordinanza delle forze dell’ordine, provvederemo a modificare lo status della promessa.

PROMESSA NON RISPETTATA (leggi QUI)

Leggi tutte le promesse di Matteo Salvini

Redazione La Clessidra

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