La Commissione Europea ha ritirato la procedura di infrazione verso l’Italia

A influire sulla decisione la manovra correttiva da 7,6 miliardi varata dal governo. Soddisfatto Conte: «L’Europa ci riconosce serietà e responsabilità».

procedura di infrazione

Foto: La Voce

Buone notizie per l’Italia. La Commissione Europea ha comunicato ieri che non avvierà la procedura di infrazione per debito eccessivo nei nostri confronti. A incidere gli sforzi dell’esecutivo, che lo scorso lunedì ha approvato in extremis una vera e propria manovra correttiva da 7,6 miliardi per andare incontro alle richieste di Bruxelles. In particolare, secondo la Commissione con il ddl sull’assestamento di bilancio, sul rendiconto e sul cosiddetto «salvaconti» l’Italia avrebbe dimostrato la sua volontà di seguire le direttive europee in materia di debito pubblico. Da qui la decisione di ritirare la raccomandazione sulla quale l’Ecofin avrebbe dovuto esprimersi.

«Oggi è un giorno importante per l’Italia, che porta a casa il risultato che merita. Nessuna procedura di infrazione: l’Europa ci riconosce serietà e responsabilità», è stato il commento del premier Giuseppe Conte. «La Commissione Europea ha valutato positivamente il quadro dei conti pubblici per il 2019, che è stato certificato con l’assestamento di bilancio approvato dal consiglio dei Ministri. Non era facile e in molti erano pronti a scommettere contro di noi – ha aggiunto -. Noi invece abbiamo sempre creduto nel nostro Paese, sulla solidità dei nostri conti pubblici e sulla bontà e sull’efficacia delle politiche adottate dal mio governo. L’Italia – ha concluso – è un grande Paese, credibile, e anche oggi ne abbiamo avuto ulteriore conferma».

Nel complesso, l’insieme dei provvedimenti approvati dall’esecutivo porterà a una riduzione dell’indebitamento netto dell’Italia pari a 7,6 miliardi, con una differenza dello 0,4% «rispetto alle previsioni del Def di aprile». In particolare, si legge nella nota di accompagnamento ai ddl, i dati riportati «recepiscono l’effetto del quadro macroeconomico contenuto nel Def e le più recenti informazioni risultanti dal monitoraggio di finanza pubblica. Nel complesso, le entrate finali registrano una diminuzione di circa 1 miliardo di euro, quale risultato della riduzione di 6,7 miliardi delle entrate tributarie e dell’aumento di 5,7 miliardi delle altre entrate. Le spese evidenziano una riduzione netta di circa 2,9 miliardi di euro di competenza e 4,4 miliardi di cassa». Il quadro generale «mostra pertanto un miglioramento di circa 1,9 miliardi di euro del saldo netto da finanziare di competenza e 3,4 miliardi di cassa».

Così facendo, il governo è riuscito a scongiurare per la seconda volta in meno di un anno il rischio procedura di infrazione. Per quanto il risultato sia indubbiamente positivo per il Paese, è lecito chiedersi se lo scontro non sia stato semplicemente rinviato. È facile immaginare un ennesimo braccio di ferro sui conti pubblici in autunno, quando l’esecutivo inizierà a lavorare sulla legge di bilancio 2020. In quel caso, anche alla luce delle nuove nomine ai vertici della UE, l’esito potrebbe non essere scontato.

Redazione La Clessidra

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