Quando Conte e Tria assicuravano: «Non ci sarà alcuna manovra correttiva»

Quella varata dall’esecutivo lo scorso 1° luglio è una vera e propria manovra correttiva da 7,6 miliardi. Fino a poche settimane fa, Conte e Tria assicuravano che non sarebbe stato necessario arrivare a tanto per tutelare i conti pubblici.

manovra correttiva

Il governo è riuscito a scongiurare (almeno per il momento) la procedura di infrazione per debito eccessivo. Per farlo, non sono bastate le rassicurazioni del premier Conte e del ministro Tria. L’esecutivo è stato costretto a varare un pacchetto di tre provvedimenti: ddl sul rendiconto, ddl sull’assestamento del bilancio e ddl salva-conti. Si tratta a tutti gli effetti di una manovra correttiva del valore di 7,6 miliardi, 1,5 dei quali provenienti dai fondi inutilizzati di reddito di cittadinanza e quota 100. La mossa ha sortito l’effetto desiderato: per la Commissione Europea, l’Italia avrebbe dimostrato la sua volontà di seguire le direttive europee in materia di debito pubblico. Da qui la decisione di ritirare la raccomandazione.

Il governo ha quindi dovuto riconoscere i limiti delle previsioni sulla crescita contenute nella legge di bilancio 2019 e, alla luce del mutato contesto macroeconomico, attuare una serie di correttivi volti a tutelare i conti pubblici. Secondo Tria non si è trattato di una vera e propria manovra correttiva «nel senso tradizionale del termine», quanto di una semplice «correzione di bilancio in base agli andamenti della finanza pubblica». Una giustificazione debole, se si pensa che la manovra correttiva ha come obiettivo primario proprio l’adozione di una serie di misure mirate a correggere, alla luce dei cambiamenti economici e finanziari in atto, quanto previsto inizialmente nella legge di bilancio.

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L’ipotesi di una manovra correttiva per evitare lo scontro con Bruxelles era stata negata tanto da Tria quanto da Conte. «Una manovra correttiva non è logica in questo momento e nessuno in Europa chiede una cosa illogica di questo tipo», aveva garantito il titolare del Mef. «Escludo una manovra correttiva perché è stato inserito il meccanismo cautelativo che prevede il blocco a luglio della spesa per due miliardi di euro nell’ipotesi che i conti pubblici non siano in linea con le previsioni», aveva aggiunto il presidente del Consiglio. Nei fatti, però, le cose sono andate diversamente.

Ricordiamo infine che, pur avendo scongiurato il rischio procedura di infrazione, il governo non ha ancora trovato le coperture necessarie a evitare l’aumento dell’Iva entro fine anno. La possibilità che lo scontro con la Commissione Europea sia stata solo rinviata all’autunno è tutt’altro che remoto.

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Redazione La Clessidra

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