Vitalizi: la Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dagli ex parlamentari

Nel respingere il ricorso, la Corte ha ribadito che solo la Camera è autorizzata a esprimersi sulla legittimità del taglio ai vitalizi.

vitalizi

Foto: Il blog delle Stelle

A quasi un anno esatto dalla prima approvazione alla Camera, avvenuta il 12 luglio dell’anno scorso, si torna a parlare di vitalizi. La Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso contro la delibera proposta dal M5S, che prevede il ricalcolo con metodo contributivo dei vitalizi per gli ex rappresentanti, presentato dalla delegazione di ex parlamentari guidata dal professor Paolo Armaroli. In particolare, secondo la Corte tali controversie «non possono che essere decise dagli organi dell’autodiachia, la cui previsione risponde alla medesima finalità di garantire la particolare autonomia del Parlamento». In altre parole, i giudici hanno ribadito che solo i membri della Camera possano intervenire in merito, invitando gli ex parlamentari a esporre le proprie perplessità al Consiglio di giurisdizione di Montecitorio.

Sulla questione è intervenuto Luigi Di Maio. «Vi ricordate il taglio dei vitalizi degli ex parlamentari che abbiamo fatto nei mesi scorsi? Qualcuno ha fatto ricorso per conservare il privilegio che percepiva ingiustamente da anni. Ma oggi è arrivata una bellissima notizia: la Cassazione ha bocciato il ricorso!», ha commentato su Facebook. «Con l’eliminazione dei vitalizi andremo a risparmiare circa 280 milioni, tra Camera e Senato, a legislatura. Soldi che invece di finire nelle tasche di pochi privilegiati potranno essere usati a favore degli italiani», ha concluso.

Ricordiamo che la misura è entrata in vigore a partire dal 2019. Per quanto il provvedimento vada nella direzione indicata dal Movimento 5 Stelle e abbia per una parte dell’opinione pubblica un innegabile valore simbolico, è nostro dovere fare alcune precisazioni che facciano chiarezza sulla questione e ridimensionino le dichiarazioni altisonanti pronunciate mesi fa da Di Maio, che parlava trionfalmente di «abolizione dei vitalizi» e di «fine dei privilegi». Punto di partenza della nostra riflessione sono le parole di Giovanni Zaccagna, revisore dei conti ed ex Senatore, pubblicate a giugno dal sito web Butac.

Cosa sono i vitalizi?

I vitalizi sono una sorta di assicurazione che consente a tutti i cittadini il libero accesso alle più alte cariche dello Stato, senza vincoli o condizionamenti. Si tratta di una rendita che verrà elargita dopo la fine del mandato a partire da un determinato momento (che oggi coincide di fatto con l’età pensionabile).

La legge n. 1261/65 fissa un tetto massimo all’importo dei vitalizi: questo non deve superare «il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate». Un importo che arriva quasi a 300 mila euro annui. E che non è mai stato raggiunto nel caso dei vitalizi: la cifra riconosciuta agli ex parlamentari è di poco superiore alla metà (52%).

Basta un giorno di legislatura per maturare il vitalizio?

No. Ciò è stato possibile in 5 casi negli anni Ottanta per via di un buco nei regolamenti parlamentari, che è stato però corretto negli anni Novanta. Il meccanismo in questione era il seguente: con la convalida dell’elezione, il parlamentare poteva riscattare l’intera legislatura a patto che la “pagasse” di tasca propria. Così facendo, anche dopo un solo giorno di mandato il parlamentare poteva richiedere il vitalizio, a patto di aver pagato per intero tutti e cinque gli anni. Questo vizio è stato corretto nei primi anni Novanta e oggi non è più possibile.

Esistono ancora i vitalizi?

I vitalizi per i nuovi parlamentari, così come intesi dalla legge sopra citata, sono stati eliminati nel 2011 dal governo Monti. Ciò significa che oggi i parlamentari maturano una semplice pensione (che viene erogata a 65 anni di età se è stata completata almeno una legislatura).

Il provvedimento adottato dall’attuale governo va a colpire i vitalizi degli ex parlamentari con effetto retroattivo. Questo meccanismo rischia di essere illegittimo e anticostituzionale. Il rischio più grande, al momento, è proprio quello che lo Stato perda eventuali ricorsi e sia costretto a rimborsare i diretti interessati, con un costo superiore rispetto a quanto dovrebbe essere risparmiato.

L’assegno è spropositato rispetto ai contributi versati?

A partire dal 1994, le trattenute operate sull’indennità parlamentare sono in linea con quanto previsto per i lavoratori dipendenti. A queste si aggiunge poi un’ulteriore trattenuta per la reversibilità. Questo fa sì che il vitalizio sia pari al 20% dell’emolumento lordo per ogni legislatura.

Con la riforma del 2007, inoltre, il limite massimo dell’assegno maturabile è stato portato al 60% al compimento della terza legislatura. Tutti i contributi prelevati dalla quarta legislatura in poi non vanno ad aumentare l’assegno del singolo ma a consolidare i versamenti collettivi.

I vitalizi possono essere cumulabili con la normale pensione?

Questo è possibile, esattamente come è possibile per ogni cittadino che abbia svolto più prestazioni lavorative che gli abbiano concesso di maturare i rispettivi contributi. A differenza di quanto accade normalmente, però, se un ex parlamentare che percepisce il vitalizio viene rieletto, non può cumulare i due trattamenti e deve anzi rinunciare al vitalizio che percepiva fino a quel momento.

È giusto parlare di abolizione dei vitalizi?

Il nodo della questione sta tutto qui. Ed è un nodo che ha a che fare con la propaganda e con il marketing, più che con la bontà o meno della misura. I rappresentanti del Movimento 5 Stelle, e lo stesso Luigi Di Maio, si sono strategicamente mossi sfruttando l’ambiguità semantica e il risentimento popolare che circonda tale questione. A volte hanno parlato di taglio dei vitalizi. A volte, come nel discorso riportato a inizio articolo, parlando di abolizione di vitalizi e fine dei privilegi.

Senza voler entrare nel merito del provvedimento, è evidente che il ricalcolo approvato dall’attuale Parlamento si avvicina più a un taglio che non alla vera e propria abolizione dei vitalizi. E ciò per il semplice fatto che non è possibile abolire un diritto acquisito.

Siamo fermamente convinti che le parole siano importanti. E che, in politica, alle parole debbano seguire i fatti: tutti i politici hanno il diritto (e il dovere) di realizzare il proprio programma, nel rispetto delle norme interne e degli obblighi derivanti dai trattati internazionali.

Proprio per questo, quando Di Maio parla di abolizione dei vitalizi, lo fa evidentemente per ragioni puramente propagandistiche. Ma, a una attenta analisi dei fatti, l’abolizione di cui parla non trova riscontro nella realtà dei fatti.

Leggi tutte le promesse di Luigi Di Maio

Daniele

Daniele

LEAVE A COMMENT