Violenza sulle donne: approvato il ddl sul Codice rosso e sul reato di revenge porn

Il Codice rosso prevede una corsia preferenziale per i reati di violenza sessuale. Introdotti nel ddl anche il reato di revenge porn, con sanzioni da uno a 5 anni di carcere, e il reato di sfregio del volto. Inasprite le pene per il reato di stalking.

codice rosso

Foto: Leggo

Ieri il Senato ha approvato in via definitiva il ddl che introduce il Codice rosso per i casi di violenza sessuale. In sostanza, il provvedimento introduce una corsia preferenziale per le denunce e le indagini sulla violenza di genere. Dall’iscrizione della notizia di reato, il PM ha tre giorni di tempo per assumere le informazioni necessarie ad attivare le indagini. La polizia deve poi agire «senza ritardo» per portare a compimento tutti gli atti del pubblico ministero.

La vittima ha fino a 12 mesi di tempo per sporgere denuncia, contro i 6 previsti fino a ora. La pena massima passa da dieci a 12 anni di carcere. Sono previste aggravanti nel caso in cui la violenza sia commessa da ascendente, genitore o tutore e/o se la vittima è minorenne. Nel caso di violenza di gruppo, la pena sale da 12 a 14 anni di reclusione.

La vera novità rispetto alla formulazione originale del testo è l’inserimento del reato di revenge porn all’interno dello stesso disegno di legge, questione sulla quale in Aula si è consumato lo scontro tra maggioranza e opposizione. Il provvedimento sanziona con la reclusione da uno a sei anni, e la multa da 5 mila a 15 mila euro, chiunque ceda, pubblichi o diffonda immagini o video a contenuto sessualmente esplicito senza il previo consenso dei soggetti rappresentati. Le stesse sanzioni si applicano a chi riceva e pubblichi tali contenuti. La pena è poi aumentata se a compiere il reato è il coniuge della vittima, anche se separato o divorziato, e se il soggetto rappresentato si trova in condizione di inferiorità fisica o psichica o in stato di gravidanza.

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Nel ddl sul Codice rosso è stato inoltre introdotto il reato di sfregio del volto, punito con la reclusione da otto a 14 anni di carcere. Esclusa invece la castrazione chimica volontaria per i condannati per reati sessuali voluta inizialmente dalla Lega. La norma dispone poi che le forze armate debbano svolgere specifici corsi di formazione con frequenza obbligatoria, sia sul fronte della prevenzione che su quello del perseguimento dei reati.

Tra le altre cose, il testo vieta i matrimoni o le unioni per coercizione, con pene che vanno da uno a cinque anni di carcere (le sanzioni crescono qualora si tratti di minori). Vengono peraltro inasprite le pene previste per i reati sessuali. Per i maltrattamenti in famiglia si rischia dai tre ai sette anni di carcere, con aumenti di pena se il reato è commesso davanti a un minore o donna in stato di gravidanza o ai danni di soggetto con disabilità.

Per lo stalking la pena massima passa dai cinque ai sei anni e sei mesi di carcere. È previsto l’ergastolo nel caso in cui i reati sessuali vengano commessi da persona legata da una relazione affettiva con la vittima (anche se cessata), o da convivente o coniuge (anche se separato o divorziato). Per i reati di maltrattamento contro familiari e conviventi sono possibili misure cautelari di prevenzione.

Soddisfatto per il traguardo conseguito il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. «Voglio che tutte le forze d’opposizione sappiano che i vari spunti di riflessione, di miglioramento ulteriore della disciplina in materia di tutela delle donne, saranno spunti di riflessione su cui la maggioranza si impegna a cercare un confronto anche successivamente». Soddisfazione è stata espressa anche dalla ministra Giulia Bongiorno, principale promotrice del ddl. «Credo che sia il massimo che si potesse fare a livello legislativo, perché per adesso abbiamo avuto prova che troppe donne fanno la denuncia e vengono abbandonate».

Scettiche sul risultato raggiunto le associazioni a tutela delle donne vittime di violenza. Per Lucia Annibali (avvocata, Deputata del Pd e tristemente nota per essere stata sfregiata con l’acido da due uomini mandati dal suo ex fidanzato), il testo «È assolutamente insufficiente, insostenibile, dunque inefficace. È impensabile – ha spiegato – che, a parità di organico, gli uffici dei PM possano soddisfare l’obbligo fissato nel testo». Inoltre, ha aggiunto, si tratta di un testo «a invarianza finanziaria, nel senso che non vengono stanziate risorse. È questo il cappello del provvedimento ed è questo che lo rende inefficace e inapplicabile».

Inoltre, ha aggiunto Annibali, «Il reato di revenge porn non è stato fatto rientrare tra i reati per i quali è previsto l’obbligo di ascoltare la vittima entro i famosi tre giorni. Perché le vittime di revenge porn non dovrebbero essere sentite nei tempi fissati per le donne che hanno subìto altri tipi di violenza? Dunque, anche sul piano della tecnica, questo testo presenta contraddizioni forti. Ma il diktat era che era immodificabile e che restasse immodificato».

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Daniele

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