Il Senato approva il decreto Salva conti. Il testo passa ora alla Camera

Il decreto Salva conti fa parte della manovra correttiva varata a inizio luglio dal governo, e prevede che le risorse inutilizzate di quota 100 e reddito di cittadinanza non possano essere utilizzati se non per il «miglioramento dei saldi di finanza pubblica».

decreto salva conti

Foto: Il Fatto Quotidiano

Con 133 voti a favore, nessun contrario e 82 astenuti, ieri il Senato ha approvato in prima battuta il decreto Salva conti varato dal governo a inizio luglio per evitare la procedura di infrazione. Il testo passa ora alla Camera. In sostanza, il decreto “blinda” le risorse inutilizzate di reddito di cittadinanza e quota 100 (pari a 1,5 miliardi di euro) in modo che siano destinate esclusivamente al «miglioramento dei saldi di finanza pubblica».

Positivo il commento della maggioranza. Per Paolo Tosato (Lega), «Le politiche economiche del governo possono avere successo, mantenendo l’equilibrio dei conti pubblici. C’è chi ha definito il decreto una resa nei confronti dell’Europa: è esattamente il contrario», ha aggiunto. «Abbiamo fatto scelte coraggiose: quota 100, aiuti ai truffati dalle banche, risorse per investimenti per gli enti locali, regimi fiscali agevolati alle partite Iva e agevolazioni per le imprese, reddito di cittadinanza con equilibrio, al fine di dare risposte ai giovani in cerca di lavoro. Non ci siamo arresi alla Commissione Europea. Con le scelte di questo governo – ha concluso – riportiamo il rapporto deficit-Pil al 2,04% come approvato dal Parlamento in legge finanziaria».

Diverso il parere delle opposizioni. «Abbiamo evitato la procedura d’infrazione, che sarebbe stata un disastro per l’Italia, ma al prezzo di questo decreto», ha commentato Antonio Misiani, responsabile economia del Pd. «Una manovra correttiva molto consistente, che taglia i 2 miliardi congelati dalla legge di bilancio, che prende atto dell’aumento delle entrate grazie alla nostra fatturazione elettronica, che beneficia del mezzo flop di quota 100 e dei risparmi sul reddito di cittadinanza. Ma i nodi della politica economica fallimentare di questo governo – ha concluso – sono tutti aperti, con l’economia ferma, il mercato del lavoro debole, Ilva e Alitalia quali punte di un iceberg fatto di centinaia di crisi, con la Cig straordinaria cresciuta in un anno del 35%».

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Ricordiamo che, per evitare la procedura di infrazione, lo scorso 1° luglio il governo ha dovuto varare una vera e propria manovra correttiva del valore di 7,6 miliardi di euro. In particolare, i dati contenuti al suo interno «recepiscono l’effetto del quadro macroeconomico contenuto nel Def e le più recenti informazioni risultanti dal monitoraggio di finanza pubblica. Nel complesso, le entrate finali registrano una diminuzione di circa 1 miliardo di euro, quale risultato della riduzione di 6,7 miliardi delle entrate tributarie e dell’aumento di 5,7 miliardi delle altre entrate. Le spese evidenziano una riduzione netta di circa 2,9 miliardi di euro di competenza e 4,4 miliardi di cassa». Il quadro generale «mostra pertanto un miglioramento di circa 1,9 miliardi di euro del saldo netto da finanziare di competenza e 3,4 miliardi di cassa».

L’esecutivo ha quindi dovuto riconoscere i limiti delle previsioni sulla crescita contenute nella legge di bilancio 2019 e, alla luce del mutato contesto macroeconomico, attuare una serie di correttivi volti a tutelare i conti pubblici, tra i quali il cosiddetto decreto Salva conti. La mossa ha sortito l’effetto desiderato: per la Commissione Europea, l’Italia avrebbe dimostrato la sua volontà di seguire le direttive europee in materia di debito pubblico. Da qui la decisione di ritirare la raccomandazione. Tuttavia, pur avendo scongiurato il rischio procedura di infrazione, il governo non ha ancora trovato le coperture necessarie a evitare l’aumento dell’Iva entro fine anno. La possibilità che lo scontro con la Commissione Europea sia stata solo rinviata all’autunno è tutt’altro che remoto.

Daniele

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