Tav: il Senato respinge la mozione del M5S per bloccare i lavori

La mozione contro la Tav proposta dal M5S è stata respinta con 181 voti contro 110.

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Foto: La Stampa

AGGIORNAMENTO DEL 07/08/2019

Nella mattinata di ieri il Senato ha bocciato la mozione presentata dal M5S per il blocco dei lavori della Tav. I voti contrari sono stati 181, quelli a favore 110. Contro la mozione hanno votato Lega, Pd, Fi e FdI. Nelle ore successive sono state discusse e votate altre cinque mozioni: un’altra contro l’Alta Velocità, presentata da LeU, e altre quattro a favore, tutte approvate.

Il voto di ieri ha aperto una ferita insanabile tra i due partiti di governo. In serata Giuseppe Conte e Matteo Salvini hanno avuto un colloquio. Al momento non sappiamo i contenuti della discussione, ma è plausibile che la Lega stia sondando il terreno in vista di un rimpasto – che coinvolgerebbe i ministri Toninelli e Trenta – o di una crisi di governo.

Il M5S, dal canto suo, ha perso un’altra battaglia storica. Il tentativo di scaricare sugli altri partiti la responsabilità della decisione non ha avuto gli effetti desiderati, tanto che buona parte della base pentastellata è in rivolta contro i vertici del partito. I prossimi mesi, che vedranno Parlamento e governo impegnati nel varo del Def e della legge di bilancio, saranno decisivi per il futuro dell’esecutivo gialloverde e per la stessa sopravvivenza del Movimento 5 Stelle.

AGGIORNAMENTO DEL 31/07/2019

(ANSA) – ROMA, 31 LUG – Le mozioni sulla Tav saranno discusse e votate in Aula al Senato tra martedì e mercoledì prossimo (6 e 7 agosto) subito dopo il decreto delega del governo sullo sport. Lo si apprende al termine della riunione dei capigruppo di palazzo Madama.
«Occorre una pronuncia del Parlamento volta ad escludere la prosecuzione delle attività connesse alla realizzazione dell’opera», recita il passaggio centrale della mozione presentata dal gruppo Cinque Stelle sulla Tav. Il testo chiede l’avvio in sede parlamentare di «un percorso immediato volto a promuovere, per quanto di competenza, l’adozione di atti che determinino la cessazione delle attività relative al progetto» e «una diversa allocazione delle risorse stanziate per il finanziamento della linea».

ARTICOLO ORIGINALE

Il Movimento 5 Stelle non ci sta e al Senato presenta una mozione per fermare i lavori di realizzazione del Tav, dopo l’ok definitivo del governo arrivato nella serata di venerdì. «Noi non ci arrendiamo, non facciamo regali a Macron», ha commentato Luigi Di Maio nel presentare l’iniziativa pentastellata.

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La mozione «impegna il Parlamento a bloccare la realizzazione del Tav. Il premier ha detto chiaramente che solo il Parlamento potrebbe adottare una decisione unilaterale per fermare il Tav. Bene – si legge sul Blog delle Stellechi vuole mettere la faccia e la firma su un’infrastruttura del tutto inutile, deve farlo dentro il Parlamento. Chi vuole fare un regalo a Macron dica Sì alla Tav. Nero su bianco – prosegue il post – questa è la posizione del M5s. No a progetti vecchi, inutili e dannosi». Infine, la sfida agli altri partiti: «Si vedrà ai voti che strada vuole prendere ciascuna forza politica. Davanti alla decisione per i lTav si può dire no, sì, oppure lavarsene le mani. Ogni scelta comporta valutazioni conseguenti di tutto il Paese».

La stoccata si riferisce in primo luogo alla Lega, con la quale i rapporti si fanno sempre più delicati. Proprio il sì del governo sull’Alta Velocità ha riacceso lo scontro interno all’esecutivo. «Chi dice no al Tav dice no al futuro, al progresso e al lavoro», si legge nella nota di risposta del Carroccio. «L’opera si farà: indietro non si torna», è stato il commento di Matteo Salvini. Ancora più dura la reazione dei capigruppo Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo: «Se per i 5 Stelle la Tav è un delitto, uno spreco, un crimine, un regalo a Macron e al partito del cemento, possono dimettersi, nessuno li obbliga».

Immediata la replica dei pentastellati. «Solo votando insieme Lega e Pd o Lega e Forza Italia passerebbe la loro mozione. Dicano ai cittadini che dopo il famoso patto della crostata ora se n’è siglato un altro di patto: quello del cemento, da parte di tutti i partiti italiani, per regalare 2 miliardi di euro delle tasse degli italiani alla Francia di Macron. Non a caso – conclude la nota – anche +Europa spalleggia i leghisti. Forse gli devono un favore dopo aver regalato milioni di euro a Radio Soros?».

Sia come sia, è evidente che quella del Movimento 5 Stelle sia semplicemente un’operazione di facciata. I pentastellati sanno bene che in Parlamento non hanno i numeri perché venga messa in discussione la linea adottata dal governo. L’iniziativa serve solo per mantenere una parvenza di coerenza rispetto all’ennesimo passo indietro del Movimento, e per cercare di ridurre le ripercussioni che la decisione inevitabilmente comporterà sul partito guidato da Luigi Di Maio.

Dopo il sì dell’Italia, il meccanismo finora quasi bloccato si è messo in moto. Nei prossimi mesi le manifestazioni di interesse dovranno tradursi in vere e proprie gare per la realizzazione dei lavori sia sul tratto italiano che su quello francese. Entro settembre, secondo Il Sole 24 Oresaranno resi noti i nomi dei gruppi che potranno presentare un’offerta per entrambi i tratti della linea.

 

Daniele

Daniele

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