Riforma della giustizia: scintille tra M5S e Lega. Cdm rinviato alla prossima settimana

Il vertice di ieri, durato otto ore, si è concluso con un nulla di fatto. Le posizioni di M5S e Lega sulla riforma della giustizia restano distanti. La questione dovrebbe essere affrontata di nuovo la prossima settimana, prima della pausa estiva.

riforma della giustizia

Foto: Ansa

M5S e Lega non hanno raggiunto l’accordo sulla riforma della giustizia proposta dai pentastellati. Il consiglio dei Ministri tenutosi ieri, e durato otto ore, si è concluso con un via libera “salvo intese” e, dunque, non definitivo. A pesare le resistenze del Carroccio, secondo cui quella dei 5 Stelle sarebbe una riforma «di facciata». Per il partito guidato da Luigi Di Maio, invece, è proprio la Lega a cercare lo scontro per bloccare gli interventi in materia di prescrizione. Posizione condivisa dal ministro Bonafede: «Stasera ho sentito tanti no – ha commentato -. Basta giochetti. Non vorrei che il vero nodo fosse la prescrizione».

«La riforma è stata scritta da tecnici e magistrati. Noi non siamo mai stati ascoltati», è la posizione della Lega diffusa in una nota. Nella mattinata di ieri, Matteo Salvini ha parlato di una riforma che «non c’è, è acqua» se confrontata a quella leghista che «dimezza i tempi dei processi, premia chi merita e punisce chi sbaglia».

A niente è servita la lunga mediazione cercata da Giuseppe Conte, che ha incontrato i due vicepremier separatamente. Un nuovo consiglio dei Ministri sulla questione dovrebbe svolgersi la prossima settimana, prima della pausa estiva. In quell’occasione, i pentastellati tenteranno di forzare la mano per far passare il testo.

Riforma della giustizia: cosa prevede

Il principale motivo di tensione tra i due partiti di governo riguarda la riforma della prescrizione. Obiettivo della norma è sospendere la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, così da evitare «la morte anticipata di decine di migliaia di processi vanificando de facto il lavoro svolto in sede di indagine e durante i vari gradi processuali e causando sostanzialmente uno spreco di risorse e tempo prezioso».

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Quanto al Csm, la riforma riporta a 30 (20 togati e 10 laici) il numero dei consiglieri dell’organo. La loro individuazione si svolgerà in due fasi e terrà insieme il principio di elezione con il sorteggio, come voluto dal Guardasigilli. I membri saranno eletti da parte dei magistrati ordinari «con voto personale, diretto e segreto in venti collegi». Nella prima fase saranno eletti «i magistrati destinati a far parte del Consiglio superiore della magistratura a seguito di sorteggio o subentro». Nella seconda sarà effettuato «il sorteggio dei magistrati componenti il Consiglio superiore della magistratura».In ogni collegio vengono eletti i primi cinque magistrati che hanno raggiunto almeno il 5% dei voti.

Il ddl introduce poi la figura del magistrato coordinatore, designato dal capo dell’ufficio giudiziario tra i magistrati del suo stesso ufficio. Stabilisce inoltre che chi viene eletto membro della sezione disciplinare del Csm non può far parte delle commissioni.

Al fine di contrastare il meccanismo delle “porte girevoli” tra magistratura e politica, inoltre, la riforma «preclude il rientro nei ruoli organici della magistratura ordinaria» a chi «abbia ricoperto la carica di parlamentare nazionale o europeo, di componente del Governo, di consigliere regionale o provinciale nelle Province autonome di Trento e Bolzano, di sindaco in Comuni con più di 100 mila abitanti». Al termine del mandato, «il magistrato è collocato nei ruoli amministrativi della propria o di altra amministrazione, conservando il trattamento economico di godimento».

Chi entra in aspettativa per candidarsi ma non viene eletto, resta collocato per cinque anni in un ruolo della pubblica amministrazione. Al termine di tale periodo potrà tornare in ruolo, ma «in un ufficio di distretto diverso da quello nel quale ha presentato la candidatura».

In attesa che governo e Parlamento si pronuncino nel merito della riforma della giustizia, l’Anm ha espresso forti critiche nei confronti del criterio del sorteggio per l’elezione dei membri del Csm. Un sistema considerato contrario a «ogni principio di rappresentatività» ed espressione di «sfiducia nei confronti dei magistrati italiani».

Daniele

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