Università: pronta la proposta per eliminare il test d’ingresso nelle facoltà sanitarie

La proposta prevede l’ingresso a un primo anno comune a tutte le facoltà sanitarie, con un test selettivo per l’accesso al secondo anno e graduatorie su base nazionale.

test d'ingresso

Foto: Faro di Roma

La facoltà di medicina potrebbe dire addio al test d’ingresso. E con lei tutte le facoltà sanitarie: odontoiatria, biotecnologie, farmacia, chimica e tecniche farmaceutiche. Gli studenti avrebbero libero accesso ai corsi indicati, e dovrebbero affrontare un test selettivo per l’ingresso al secondo anno. È questo il cuore di un disegno di legge che, secondo il Corriere della Sera, la ministra Giulia Grillo sarebbe pronta a presentare.

La proposta, di cui si discute da circa un anno, ha come obiettivo «consentire a tanti studenti di dimostrare la loro motivazione e il loro impegno prima di essere esclusi dall’accesso a una facoltà». Allo stesso tempo, nelle intenzioni dei promotori dovrebbe contribuire a «risolvere l’annoso problema dell’imbuto formativo, che impedisce ai nostri laureati di entrare nel mondo del lavoro».

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In sostanza, gli studenti che intendono frequentare facoltà sanitarie avrebbero libero accesso ai corsi del primo anno, che prevede corsi comuni ed esami finali. Al termine del primo anno, solo chi abbia raggiunto il numero minimo di Cfu potrebbe accedere a «una prova di verifica, unica per tutti i corsi di laurea e di contenuto identico nel territorio nazionale», volta ad accertare le conoscenze acquisite nel corso dell’anno. Sulla base dei risultati verrebbe stilata una graduatoria su base nazionale, nella quale i vincitori sarebbero destinati ai corsi di laurea e alle sedi prescelte. I posti disponibili sarebbero fissati sulla base del fabbisogno del Sistema sanitario nazionale. Chi non dovesse superare il test, potrebbe comunque usare i crediti maturati in tutte le facoltà dell’area scientifica.

Resta ancora molto da fare sulla cosiddetta laurea abilitante, che consentirebbe agli studenti laureati di iniziare a lavorare nell’area di propria competenza. «La laurea abilitante – ha spiegato il relatore della proposta di legge, Manuel Tuzi (M5S) – è un altro pezzo importante e necessario che contribuirà a migliorare il nostro sistema universitario».

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Redazione La Clessidra

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