Rinviato a settembre il voto sulla riduzione del numero dei parlamentari

Il voto della Camera, atteso per fine luglio, è stato rinviato alla seconda settimana di settembre.

riduzione del numero dei parlamentari

La riduzione del numero dei Parlamentari dovrebbe essere approvata in via definitiva a settembre, e non più a luglio come previsto inizialmente. Ad annunciarlo è stato il vicepremier Luigi Di Maio: «Segnatevelo sul calendario: seconda settimana di settembre, e il taglio dei parlamentari sarà realtà», ha dichiarato. «Siamo anche un po’ in ritardo. Abbiamo temporeggiato sino ad ora perché c’era una serie di questioni da chiarire, ma quello che è nel contratto da settembre si deve approvare».

Il provvedimento è stato approvato l’11 luglio al Senato. Il risultato è stato raggiunto grazie al sostegno esterno di Fratelli d’Italia, senza i quali la maggioranza si sarebbe fermata a 159 voti (contro i 161 necessari per l’approvazione). L’inizio delle operazioni di voto è previsto per il 10 settembre.

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La riforma, fortemente voluta dal M5S e accettata dalla Lega, prevede la riduzione del numero dei parlamentari dagli attuali 945 a 600. Il numero di Deputati scenderebbe da 630 a 400; il numero di Senatori passerebbe da 315 a 200. Viene ridotto anche il numero di rappresentanti eletti nella circoscrizione Estero (da 12 a 8 alla Camera e da 6 a 4 al Senato). Il numero minimo di Senatori per ogni Regione passa dagli attuali 7 a 4, con un solo rappresentante per il Molise. Quanto ai Senatori a vita, il testo ne riduce il numero a cinque.

Alla proposta pentastellata si aggiungono due ulteriori provvedimenti, che con tutta probabilità saranno approvati separatamente. Il primo è la riforma dei collegi elettorali presentata da Roberto Calderoli, che indica in 3/8 del totale dei seggi il numero di collegi uninominali (e non più un numero fisso e determinato). Il secondo riguarda invece la materia dell’elettorato attivo e passivo, con la possibilità di abbassare l’età di voto per il Senato a 18 anni così da superare la disparità nell’elettorato delle due Aule.

Esclusi dalla proposta di riforma costituzionale gli emendamenti presentati dal Pd, che puntavano a differenziare le funzioni tra Camera e Senato per superare il bicameralismo perfetto e individuavano nel Senato il luogo di rappresentanza delle autonomie territoriali.

Redazione La Clessidra

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