Dopo decreto sicurezza bis e Tav è crisi di governo: ipotesi rimpasto o elezioni anticipate

Dopo il voto su decreto sicurezza bis e Tav si è aperta ufficialmente la crisi di governo. Matteo Salvini avrebbe chiesto al premier Conte un rimpasto che certifichi l’inversione dei rapporti di forza tra M5S e Lega. L’alternativa è il voto anticipato a ottobre.

crisi di governo

Foto: Tiziana Fabi, Alberto Pizzoli / AFP

La tenuta del governo gialloverde è a rischio. Dopo mesi di scontri e tensioni tra Movimento 5 Stelle e Lega, la diatriba consumatasi ieri sulla Tav sembra aver incrinato definitivamente il rapporto di fiducia tra i due partiti e aperto la crisi di governo. Forte dei sondaggi, durante il suo incontro con Giuseppe Conte il vicepremier Matteo Salvini avrebbe espresso la volontà di imprimere un deciso cambio di rotta all’esecutivo. Le ipotesi che circolano al momento sono due: un rimpasto, che coinvolgerebbe in prima persona i ministri Toninelli e Trenta e porterebbe a un governo a trazione leghista; oppure la caduta dell’esecutivo con elezioni anticipate a ottobre (fermo restando che la decisione ultima spetterebbe al Capo dello Stato).

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Come fa notare Il Sole 24 Ore, il nodo dovrà essere sciolto nelle prossime ore. La Lega non avrebbe alcun interesse a ritardare ulteriormente una decisione già a lungo rinviata – anche perché a settembre è prevista l’approvazione della riforma costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari. Sempre a settembre, inoltre, inizieranno i lavori preparativi della prossima legge di bilancio. Meglio quindi chiudere ora la partita per non rischiare di incorrere nell’esercizio provvisorio.

La palla passa ora al presidente del Consiglio. Con tutta probabilità sarà proprio Giuseppe Conte, sentiti entrambi i vicepremier, a dover prendere una decisione. Con la consapevolezza che accettare il rimpasto potrebbe creare un precedente di cui la Lega potrebbe agevolmente servirsi. A quel punto non solo Toninelli e Trenta sarebbero messi alla porta; ma anche e soprattutto Giuseppe Tria potrebbe essere costretto a lasciare il ministero dell’Economia. Del resto gli attriti tra il titolare del Mef e la Lega non sono mai stati un mistero, e la dipartita di Tria potrebbe permettere al Carroccio una riforma fiscale più incisiva.

Redazione La Clessidra

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