Crisi di governo: la Lega presenta mozione di sfiducia verso Conte

Matteo Salvini chiede elezioni anticipate. Il premier Conte annuncia che chiederà la fiducia alle Camere: «Non spetta al ministro dell’Interno decidere i tempi di una crisi politica. Tornerò in Parlamento per far chiarezza sulle scelte compiute e sulle responsabilità che ne derivano».

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AGGIORNAMENTO DEL 09/08/2019

La Lega ha presentato in Senato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio Conte, formalizzando così la crisi di governo. Le Camere dovrebbero essere convocate entro il 20 agosto.

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La crisi di governo è entrata nel vivo. A ufficializzarlo è stato Matteo Salvini che, prima nel colloquio con il presidente Conte e poi durante il comizio elettorale a Pescara, ha confermato che «il rapporto di fiducia» tra Lega e M5S si è rotto e «non ci sono più le condizioni per andare avanti». Rigettando un possibile rimpasto, il vicepremier punta alle elezioni anticipate a ottobre per capitalizzare i sondaggi che danno il Carroccio quasi al 40%.

L’attacco di Conte a Salvini

Dopo l’incontro, il premier Conte è salito al Quirinale per confrontarsi con il presidente della Repubblica. Al termine del vertice, è stata convocata una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Nel suo intervento, il presidente del Consiglio ha attaccato duramente il leader della Lega. «Il ministro Salvini mi ha anticipato l’intenzione della Lega di interrompere l’esperienza di governo e di andare a votare per capitalizzare il consenso di cui il partito attualmente gode», ha dichiarato.

«La nota ufficiale diffusa da ultimo invoca un ritorno alle urne per restituire al più presto la parola agli elettori. Non spetta evidentemente al ministro dell’Interno convocare le Camere e decidere i tempi di una crisi politica nella quale intervengono ben altri attori istituzionali – ha aggiunto -. Al ministro dell’Interno spetta, nella sua veste di Senatore e leader della Lega, spiegare al Paese e giustificare agli elettori le ragioni che lo inducono a interrompere anticipatamente e bruscamente l’azione del governo».

La strategia di Conte è chiara: tornare in Parlamento e chiedere il voto di fiducia, in modo che la crisi di governo sia ufficializzata e che la Lega si prenda le responsabilità delle proprie azioni attraverso il voto. «Questo passaggio istituzionale dovrà svolgersi davanti ai parlamentari, in quanto rappresentanti della nazione. Personalmente – ha aggiunto Conte –non considero il confronto tra governo e Parlamento un molesto orpello del nostro sistema democratico, ma la vera essenza della nostra forma di governo. Ho preannunciato che dal Parlamento ho ricevuto la fiducia che mi ha investito del ruolo di presidente del Consiglio dei ministri, e che al Parlamento sarei tornato ove fossero maturate le condizioni per una cessazione anticipata dal mio incarico. Confido – ha concluso il premier – che questo passaggio parlamentare contribuirà a fare chiarezza sulle scelte fin qui compiute e sulle responsabilità che ne derivano».

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Di Maio: «Ok elezioni anticipate, ma prima si voti il taglio del numero dei parlamentari»

Simile la posizione adottata dal Movimento 5 Stelle. Il partito guidato da Luigi Di Maio invita la Lega a votare in tempi rapidi la riforma costituzionale per il taglio del numero dei parlamentari, prevista per settembre, per poi andare ad elezioni. «Se riaprono le Camere per la parlamentarizzazione, a questo punto cogliamo l’opportunità di anticipare anche il voto di questa riforma, votiamola subito e poi ridiamo la parola agli italiani. Il mio è un appello a tutte le forze politiche in Parlamento: votiamo il taglio di 345 poltrone e poi voto», ha commentato Di Maio. Che, intervistato al Tg1, ha aggiunto: «Dopo che il ministro Salvini si è fatto due settimane in spiaggia è venuto qui a Roma e ha fatto cadere il governo, accusando i parlamentari di non lavorare. Mi sembra un po’ surreale».

In serata, Matteo Salvini ha risposto alla provocazione del leader pentastellato. «Approvare prima la riforma per il taglio dei parlamentari? Così poi non si vota. Se passa questa legge – ha spiegato – non si va più a votare. Tanta gente che ha paura di non essere rieletta userà nei prossimi giorni qualsiasi mezzo per mantenersi la poltrona ancora a lungo. Tempo scaduto». A ben vedere, infatti, dopo l’approvazione da parte del Parlamento dovranno passare almeno 5 mesi prima dell’entrata in vigore, durante i quali la riforma potrà essere oggetto di referendum confermativo.

Zingaretti: «Pronti alla sfida»

Il Partito Democratico guarda fiducioso all’evolversi dello scenario. «Siamo pronti alla sfida. Nelle prossime elezioni non si deciderà solo quale governo, ma anche il destino della nostra democrazia, della collocazione internazionale del nostro Paese». Da qui l’idea di un grande accorpamento per frenare l’avanzata salviniana: «Il Pd chiama a raccolta tutte le forze che intendono fermare idee e personaggi pericolosi. Da subito tutti al lavoro, insieme, per fare vincere l’Italia migliore». A partire da Matteo Renzi, secondo molti pronto a lasciare il partito, al quale il segretario Dem chiede collaborazione: «Dico a Matteo: aiuta, dai una mano. Abbiamo il dovere di non permettere mai più che quelli che hanno vinto il 4 marzo tornino al governo. Abbiamo il dovere di lasciare ai nostri figli e nipoti un Paese migliore».

La prospettiva del voto a ottobre

Al momento, dunque, qualsiasi tentativo di mediazione sembra destinato a fallire. Qualora – come sembra – il Parlamento dovesse sfiduciare il premier Conte, la palla passerebbe nelle mani del presidente della Repubblica. Che dovrebbe decidere se conferire un mandato esplorativo senza sciogliere le Camere, oppure se – più probabilmente – indire nuove elezioni. Sullo sfondo restano il varo del Def e della legge di bilancio, e la spada di Damocle rappresentata dall’aumento dell’Iva. Per questo non è da escludere che, visti i tempi stretti, il Capo dello Stato possa scegliere di istituire un governo di scopo che lavori alla manovra e traghetti il Paese a elezioni a inizio 2020.

Daniele

Daniele

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