Il Capo dello Stato firma il decreto sicurezza bis, ma con due pesanti riserve

Nel promulgare il decreto sicurezza bis, il presidente della Repubblica ha espresso forti perplessità sulle sanzioni previste per chi violi il divieto di ingresso in porto, ricordando l’obbligo di salvataggio delle vite in mare derivante dai trattati internazionali. Forti dubbi sono stati espressi anche sulle norme in materia di ordine pubblico.

decreto sicurezza bis

Nella serata di ieri il presidente della Repubblica ha firmato il decreto sicurezza bis. Il Capo dello Stato ha però espresso due pesanti rilievi ai presidenti delle Camere, convocati nel pomeriggio, e al presidente Conte. «Al di là delle valutazioni nel merito delle norme – si legge -, che non competono al presidente della Repubblica, non posso fare a meno di segnalare due profili che suscitano rilevanti perplessità».

In particolare, Sergio Mattarella ha espresso forti perplessità sulle sanzioni previste per chi violi il divieto di ingresso in porto in caso di violazione delle normative in materia di immigrazione. In primo luogo perché la sanzione economica prevista è stata aumentata di 15 volte nell’importo minimo e di 20 volte in quello massimo rispetto al decreto originario da lui firmato. In secondo luogo perché la sanzione non risulta più subordinata alla reiterazione della condotta, né vengono fatte distinzioni tra le tipologie di navi. «Non appare ragionevole – conclude il Quirinale – fare a meno di queste indicazioni e affidare alla discrezionalità di un atto amministrativo la valutazione di un comportamento che conduce a sanzioni di tale gravità».

Inoltre, il Capo dello Stato cita la convenzione di Montego Bay e tutti gli accordi internazionali che determinano l’obbligo di salvataggio in mare. «Ogni Stato – si legge ancora – deve esigere che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio e i passeggeri, presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizione di pericolo».

Leggi anche: Il Senato ha approvato il decreto Sicurezza bis: ecco cosa prevede

L’altra perplessità del presidente della Repubblica riguarda l’inasprimento delle sanzioni per reati e illeciti commessi durante manifestazioni ed eventi. L’art. 15 lettera B del decreto rende infatti inapplicabile la non punibilità «per la particolare tenuità del fatto» in caso di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e oltraggio a pubblico ufficiale.

«Non posso omettere di rilevare – prosegue il comunicato – che questa norma, assente nel decreto legge del governo, non riguarda soltanto gli appartenenti alle forze dell’ordine ma include un ampio numero di funzionari pubblici, statali, regionali, provinciali, comunali nonché soggetti privati che svolgono pubbliche funzioni, rientranti in varie e articolate categorie, tutti qualificati – secondo la giurisprudenza – pubblici ufficiali, sempre o in determinate circostanze». In altre parole la platea dei soggetti interessati risulta troppo ampia, con tutti gli effetti distorsivi che questo comporta. «Questa scelta legislativa impedisce al giudice di valutare la concreta offensività delle condotte poste in essere. Il che, specialmente per l’ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale, solleva dubbi sulla sua conformità al nostro ordinamento e sulla sua ragionevolezza nel perseguire in termini così rigorosi condotte di scarsa rilevanza».

Infine, il Capo dello Stato non ha mancato di sottolineare come non sembri ragionevole che le sanzioni di cui sopra non si applichino «per l’oltraggio a magistrato in udienza». Nonostante anche i magistrati siano a tutti gli effetti «pubblici ufficiali nell’esercizio delle proprie funzioni», la formulazione adottata dal testo li esclude dalla innovazione introdotta, «mantenendo in questo caso l’esimente della tenuità del fatto».

Daniele

Daniele

LEAVE A COMMENT