Le 5 promesse di Di Maio che non vedranno la luce in un governo M5S-Pd

Nazionalizzazione di Autostrade, taglio dello stipendio dei parlamentari, taglio delle pensioni dei sindacalisti, abolizione della legge Fornero e smantellamento della buona scuola: sono solo alcune delle promesse fatte dal leader del Movimento 5 Stelle che non vedranno mai la luce in caso di governo con il Pd.

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Foto: Il blog delle Stelle

La crisi di governo, formalizzata la scorsa settimana con le dimissioni di Giuseppe Conte, ha comportato inevitabilmente lo stop di diversi provvedimenti annunciati dai due partiti di maggioranza nell’ultimo anno e mezzo. Di seguito le cinque promesse formulate da Luigi Di Maio che, con tutta probabilità, non vedranno mai la luce.

1. Nazionalizzazione di Autostrade per l’Italia

A poco più di un anno dalla tragedia del crollo del ponte Morandi, non vi è traccia del ritiro delle concessioni per società Autostrade fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle e dallo stesso (ormai ex) premier Conte. A ben vedere, fin da subito esperti e studiosi avevano avvertito che il ritiro delle concessioni e la nazionalizzazione sarebbero stati estremamente complicati – se non del tutto impossibili – da realizzare. Anche nel caso in cui dovesse nascere un governo con il Pd, appare improbabile che la questione possa essere portata avanti dalla nuova maggioranza.

2. Taglio dello stipendio dei parlamentari

Se il taglio del numero dei parlamentari è stato posto come punto dirimente e non trattabile di un eventuale governo M5S-Pd, il taglio degli stipendi sembra essere passato decisamente in secondo piano. Il provvedimento era uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, tanto che in campagna elettorale Di Maio assicurava che sarebbe stato «il primo decreto legge del primo consiglio dei Ministri del M5S». In 14 mesi di governo, niente è stato fatto in tal senso. A inizio 2019 sulla questione si era riacceso lo scontro con la Lega, secondo la quale il taglio «non è nel contratto di governo».

3. Taglio delle pensioni dei sindacalisti

Altro punto che rischia di saltare completamente è il taglio delle pensioni dei sindacalisti, annunciato da Di Maio esattamente un anno fa. «Non sono ammissibili incrementi anomali e cospicui delle retribuzioni dei sindacalisti in un così breve lasso di tempo, senza che nello stesso tempo risultino essersi verificate variazioni negli incarichi di dirigenza sindacale conferiti», aveva spiegato l’ormai ex vicepremier. Anche questa promessa sembra destinata a cadere nel vuoto, non essendo al centro delle discussioni tra i pentastellati e i Dem per un eventuale nuovo governo.

4. Abolizione della legge Fornero

Uno dei punti di convergenza tra M5S e Lega era il progressivo smantellamento della legge Fornero, da sostituire con quota 100 prima e con quota 41 poi. All’indomani delle elezioni del 4 marzo, il leader del Movimento 5 Stelle indicava nel 2023 il termine ultimo per la realizzazione della riforma del sistema pensionistico. La caduta del governo gialloverde e il profilarsi di una maggioranza con il Pd, la cui posizione in materia è diametralmente opposta, rende impensabile che si prosegua nella direzione indicata.

5. Smantellamento della buona scuola

Altro punto che sembra destinato a restare fuori dal programma di un eventuale governo giallorosso è lo smantellamento della buona scuola. Per la verità nel corso di questi mesi il ministro Bussetti ha adottato provvedimenti che hanno sì avuto un impatto sulla riforma avviata dal governo Renzi nel 2014, ma senza intaccarne in profondità la logica e i meccanismi di funzionamento. Appare quanto meno improbabile che la promessa possa essere ripresa nell’immediato futuro da un governo del quale fa parte il Pd, principale partito promotore della riforma.

Redazione La Clessidra

Redazione La Clessidra

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