Governo: trattative tra M5S e Pd su Di Maio vicepremier e voto su Rousseau

L’annuncio della votazione sulla piattaforma Rousseau in merito all’accordo di governo tra M5S e Pd avrebbe suscitato l’irritazione del Capo dello Stato, che riferirà questa sera l’esito del secondo giro di consultazioni.

governo

C’è grande attesa per il discorso che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella terrà questa sera, al termine del secondo – e, almeno teoricamente, ultimo – giro di consultazioni. Mentre proseguono senza sosta le trattative tra i capigruppo di M5S e Pd in vista dei colloqui al Quirinale di oggi pomeriggio, le tensioni tra le due forze politiche non accennano a placarsi. Una nuova battuta di arresto è arrivata nella serata di ieri, quando Luigi Di Maio ha annunciato che l’eventuale accordo dovrà essere votato dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau la prossima settimana.

Una presa di posizione che il Partito Democratico non ha gradito dato che, a ben vedere, appare più come l’ennesimo tentativo dei vertici di non assumersi la responsabilità di scelte particolarmente delicate. Non solo: stando a quanto riportano diverse testate, lo stesso Capo dello Stato avrebbe accolto la notizia con una certa irritazione. Sarebbe inusuale, oltreché poco rispettoso delle istituzioni, proporre oggi al presidente della Repubblica un accordo che potrebbe essere messo in discussione fra qualche giorno – peraltro su una piattaforma del tutto privata. Secondo Open, qualora dal Movimento non dovessero arrivare rassicurazioni in tal senso Mattarella potrebbe presentare un governo (tecnico o istituzionale) che lavori alla legge di bilancio e porti il Paese a elezioni anticipate in autunno.

Resta inoltre aperta la partita sui nomi e sui ruoli del nuovo governo. Dopo essere riusciti a imporre il Conte bis, i pentastellati hanno rilanciato l’ipotesi Di Maio come vicepremier accanto a un vicepremier del Pd. La proposta ha suscitato l’immediata reazione dei Dem, che hanno fatto sapere di volere maggiore discontinuità rispetto al governo gialloverde e di non essere disposti ad arretrare sul punto. Cedere – è la posizione di Zingaretti – significherebbe dar vita a un semplice rimpasto, e non a un governo di discontinuità.

Mentre scriviamo, le delegazioni dei due partiti continuano a lavorare ai punti programmatici del nuovo esecutivo mentre i vertici proseguono nella trattativa sui nomi. Alle 16 la delegazione del Pd si recherà al Quirinale, seguita alle 19 da quella del Movimento 5 Stelle. Dopodiché la palla passerà al presidente della Repubblica.

Redazione La Clessidra

Redazione La Clessidra

LEAVE A COMMENT