Di Maio rinuncia al ruolo di vicepremier. Fissato per oggi il voto sulla piattaforma Rousseau

Passo indietro di Di Maio sul ruolo di vicepremier nel governo con il Pd. Atteso per oggi il voto degli iscritti sulla piattaforma Rousseau.

piattaforma Rousseau

Foto: Ansa

AGGIORNAMENTO DEL 03/09/2019

Con una diretta su Facebook, nella serata di ieri Luigi Di Maio ha annunciato la sua rinuncia alla carica di vicepremier. Sarà il presidente del Consiglio incaricato Conte – la linea – a decidere chi convocare come suo vice e come sottosegretario. Così facendo Di Maio è sembrato accettare la linea dettata da Beppe Grillo, che a più riprese si è mostrato critico nei confronti della gestione della trattativa con il Partito Democratico da parte del capo politico del Movimento. Soddisfatto Nicola Zingaretti, che aveva proposto di rinunciare alla logica dei due vicepremier per sbloccare l’impasse.

Sullo sfondo resta il nodo Rousseau. Gli iscritti alla piattaforma saranno chiamati a esprimersi oggi, dalle 9 alle 18. Diversi esponenti pentastellati hanno precisato che l’esito sarà considerato vincolante per il M5S.

AGGIORNAMENTO DEL 02/09/2019

Con una comunicazione arrivata nella serata di ieri, il Movimento 5 Stelle ha informato i suoi sostenitori che il voto sulla piattaforma Rousseau sull’accordo con il Pd si svolgerà martedì 3 settembre, dalle 9 alle 18. Il quesito è il seguente: “Sei d’accordo che il Movimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”. Alle votazioni potranno partecipare gli iscritti alla piattaforma da almeno sei mesi. Al momento del voto, si legge sul Blog delle Stelle, gli utenti avranno accesso ai punti programmatici a cui le due forze politiche lavorano da giorni.

Resta da capire se il risultato del voto sarà o meno ritenuto vincolante dai vertici del M5S. L’accordo con il Partito Democratico ha infatti creato non poche perplessità nella base pentastellata. L’ipotesi di un voto contrario, per quanto remota, non è del tutto da escludere. A quel punto il Movimento dovrebbe decidere se rispettare l’esito e interrompere le trattative, venendo meno alle garanzie date al presidente della Repubblica, o se proseguire nella direzione intrapresa. C’è da dire comunque che raramente la base si è espressa difformemente alla linea presentata da Beppe Grillo.

In ogni caso, il presidente del Consiglio incaricato dovrebbe recarsi al Quirinale con la squadra di governo e il programma nella giornata di mercoledì, per sciogliere la riserva entro la fine della settimana e presentarsi in Parlamento entro metà della prossima.

ARTICOLO ORIGINALE

Nella mattinata di ieri (venerdì 30 agosto, ndr), Giuseppe Conte ha accettato con riserva l’incarico di formare un nuovo governo. Nel pomeriggio ha svolto il primo giro di consultazioni, che si concluderanno oggi con gli incontri con Fi, Lega, Pd e M5S. L’obiettivo è tornare al Quirinale entro martedì o mercoledì, in modo da chiedere la fiducia al Parlamento entro metà settembre. Il tempo è poco e i nodi aperti sono tanti: c’è innanzitutto la necessità di costruire un programma condiviso, che discosti il nascente esecutivo dall’esperienza appena conclusa. E c’è da formare la squadra di governo, con le richieste avanzate dal Pd (vicepremier o sottosegretario alla presidenza del Consiglio Dem) e quelle del M5S (che vuole mantenere Di Maio alla vicepresidenza).

Nel suo discorso, Conte ha evidenziato la delicatezza del momento e la necessità di procedere con senso di responsabilità verso il Paese. «Stiamo attraversando una congiuntura economica che presenta alcune criticità», ha dichiarato. «Ci separano poche settimane dall’inizio della sessione di bilancio. Dobbiamo metterci subito all’opera per definire una manovra economica che contrasti l’aumento dell’Iva, che tuteli i risparmiatori e che offra una solida prospettiva di crescita e sviluppo sociale».

Il nascente governo – ha proseguito – avvierà una nuova stagione riformatrice, «di rilancio e di speranza, che offra al Paese risposte e anche certezze». Un governo «per il bene dei cittadini, per modernizzare il Paese, per rendere la nostra nazione ancora più competitiva nel contesto internazionale, ma anche più giusta, più solidale, più inclusiva». Tra i temi toccati troviamo l’istruzione e la ricerca, la tutela dell’ambiente e le energie rinnovabili, la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale e la lotta alle disuguaglianze.

Ieri il premier incaricato ha ottenuto le prime dichiarazioni di sostegno da parte del gruppo Autonomie, dell’unico Senatore del Psi (Riccardo Nencini) e di Liberi e Uguali, che si è detta pronta a «partecipare a un tavolo programmatico». Secondo Il Fatto Quotidiano, inoltre, proprio a LeU potrebbe andare il ministero dell’Ambiente. Non si è ancora espressa invece +Europa, che attende di saperne di più sul programma prima di prendere una posizione. Al momento è probabile la sua astensione al momento della fiducia in Parlamento.

Oggi sarà la volta di Forza Italia e Lega, anche se Matteo Salvini ha fatto sapere che non parteciperà all’incontro. Le consultazioni si concluderanno con le delegazioni di Pd e M5S, che esporranno le loro richieste e le loro proposte. Spetterà poi a Conte il delicato compito di negoziare tra due forze politiche con posizioni spesso differenti, quando non opposte. Se ieri Graziano Delrio si è mostrato propenso al dialogo con i pentastellati, più rigida è apparsa la posizione della vicesegretaria Paola De Micheli, che ha ribadito la divergenza di vedute su temi importanti quale il fisco e la giustizia.

Daniele

Daniele

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