La riduzione del numero dei parlamentari dovrà attendere

Con la nascita dell’esecutivo giallorosso si allontana di nuovo l’ultima discussione sulla riduzione del numero dei parlamentari. La questione non è stata calendarizzata nelle sedute della Camera delle prossime settimane.

riduzione del numero dei parlamentari

La riduzione del numero dei parlamentari dovrà attendere. Come riporta Open, il provvedimento-bandiera del M5S non è stato calendarizzato nelle discussioni parlamentari delle prossime settimane, contrariamente a quanto chiesto a più riprese da Luigi Di Maio. A incidere sulla decisione, con tutta probabilità, le divergenze di vedute tra 5 Stelle e Pd, che chiede a gran voce la contestuale discussione e approvazione di una legge elettorale che bilanci gli effetti del taglio di 345 parlamentari. Bisognerà attendere la nuova riunione dei capigruppo di fine mese per capire se e quando la Camera potrà esprimersi in via definitiva sulla riforma.

Lo scorso luglio la discussione definitiva alla Camera del provvedimento, già approvato dai due rami del Parlamento, era stata rinviata a settembre. Nelle concitate settimane di agosto, nel pieno della crisi di governo, la riforma era stata al centro dello scontro tra le due anime del precedente esecutivo, con i 5 Stelle che chiedevano a gran voce alla Lega di approvarla alla prima occasione utile prima delle dimissioni formali del premier Conte.

La questione è stata poi ripresa durante le negoziazioni con il Partito Democratico ed è entrata a far parte del programma in 29 punti del governo giallorosso. Va ricordato che, durante il precedente dibattito parlamentare, il Pd ha fortemente criticato la riduzione del numero dei parlamentari, alla quale proponeva di legare una riforma della legge elettorale per bilanciarne gli effetti e una complessiva riorganizzazione dell’assetto parlamentare che prevedesse il superamento del bicameralismo perfetto.

Cosa prevede la riduzione del numero dei parlamentari

La riforma, fortemente voluta dal M5S e accettata dalla Lega nel precedente esecutivo, prevede la riduzione del numero dei parlamentari dagli attuali 945 a 600. Il numero di Deputati scenderebbe da 630 a 400; il numero di Senatori passerebbe da 315 a 200. Viene ridotto anche il numero di rappresentanti eletti nella circoscrizione Estero (da 12 a 8 alla Camera e da 6 a 4 al Senato). Il numero minimo di Senatori per ogni Regione passa dagli attuali 7 a 4, con un solo rappresentante per il Molise. Quanto ai Senatori a vita, il testo ne riduce il numero a cinque.

Alla proposta pentastellata si aggiungono due ulteriori provvedimenti, che con tutta probabilità saranno approvati separatamente. Il primo è la riforma dei collegi elettorali, che indica in 3/8 del totale dei seggi il numero di collegi uninominali (e non più un numero fisso e determinato). Il secondo riguarda invece la materia dell’elettorato attivo e passivo, con la possibilità di abbassare l’età di voto per il Senato a 18 anni così da superare la disparità nell’elettorato delle due Aule.

Fino ad ora sono stati esclusi dalla proposta di riforma costituzionale gli emendamenti presentati dal Pd, che puntavano a differenziare le funzioni tra Camera e Senato per superare il bicameralismo perfetto e individuavano nel Senato il luogo di rappresentanza delle autonomie territoriali. Vedremo se, in questo nuovo contesto, Il Partito Democratico riuscirà a ottenere un’apertura da parte del Movimento 5 Stelle in materia.

Daniele

Daniele

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