L’8 ottobre la Camera voterà il taglio del numero dei parlamentari: posticipata la riforma della legge elettorale

Il taglio del numero dei parlamentari sarà votato alla Camera il prossimo 8 ottobre. Posticipata la riforma della legge elettorale: dopo la nascita del nuovo partito di Renzi, Pd e M5S ritornano a ragionare su un sistema maggioritario.

taglio del numero dei parlamentari

AGGIORNAMENTO DEL 25/09/2019

Alla fine il Pd ha ceduto sul taglio del numero dei parlamentari: il provvedimento sarà discusso alla Camera il 7 ottobre e messa ai voti il giorno successivo, senza ulteriori rinvii e – soprattutto – senza la tanto attesa riforma della legge elettorale. Come riferisce Il Sole 24 Ore, infatti, i Dem avrebbero deciso di soddisfare la richiesta del Movimento 5 Stelle, posticipando a un secondo momento la revisione della legge elettorale – inizialmente posta come precondizione per la riforma costituzionale.

A influenzare la decisione sono stati gli ammonimenti lanciati dai padri fondatori del partito, Walter Veltroni e Romano Prodi, che hanno invitato a non abbandonare la storica propensione dei Dem per un sistema maggioritario. Ma a pesare sono state anche motivazioni più pratiche come la nascita del nuovo soggetto politico di Matteo Renzi, che sarebbe indubbiamente avvantaggiato da un sistema proporzionale. L’obiettivo, così, sarebbe depotenziare Italia Viva e spingere l’ex premier ad alleanze pre-elettorali con Pd ed eventualmente M5S, limitando al contempo la sua capacità di attrazione per i delusi di Forza Italia.

In attesa di elaborare il testo definitivo, Pd e M5S starebbero lavorando a una soluzione temporanea che possa applicarsi in caso di elezioni anticipate. L’ipotesi prevede l’accorpamento delle regioni più piccole – che, con il Rosatellum ancora in vigore, sarebbero fortemente penalizzate dal taglio dei parlamentari – in un collegio più grande che non coincida con i confini regionali. Ad ogni modo, la riforma costituzionale sarà seguita a stretto giro dall’estensione ai diciottenni del voto al Senato, dall’introduzione della sfiducia costruttiva e dalla partecipazione dei governatori delle Regioni al Senato quando sono in discussione leggi di autonomia differenziata.

Cosa prevede il taglio del numero dei parlamentari

La riforma, fortemente voluta dal M5S e accettata dalla Lega nel precedente esecutivo, prevede il taglio del numero dei parlamentari dagli attuali 945 a 600. Il numero di Deputati scenderebbe da 630 a 400; il numero di Senatori passerebbe da 315 a 200. Viene ridotto anche il numero di rappresentanti eletti nella circoscrizione Estero (da 12 a 8 alla Camera e da 6 a 4 al Senato). Il numero minimo di Senatori per ogni Regione passa dagli attuali 7 a 4, con un solo rappresentante per il Molise. Quanto ai Senatori a vita, il testo ne riduce il numero a cinque.

Alla proposta pentastellata si aggiungono due ulteriori provvedimenti, che con tutta probabilità saranno approvati separatamente. Il primo è la riforma dei collegi elettorali, che indica in 3/8 del totale dei seggi il numero di collegi uninominali (e non più un numero fisso e determinato). Il secondo riguarda invece la materia dell’elettorato attivo e passivo, con la possibilità di abbassare l’età di voto per il Senato a 18 anni così da superare la disparità nell’elettorato delle due Aule.

Fino ad ora sono stati esclusi dalla proposta di riforma costituzionale gli emendamenti presentati dal Pd, che puntavano a differenziare le funzioni tra Camera e Senato per superare il bicameralismo perfetto e individuavano nel Senato il luogo di rappresentanza delle autonomie territoriali. Vedremo se, in questo nuovo contesto, Il Partito Democratico riuscirà a ottenere un’apertura da parte del Movimento 5 Stelle in materia.

Daniele

Daniele

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