Istruzione: posticipata al 2020 la reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole

Secondo il Consiglio superiore della Pubblica Istruzione non ci sarebbero i tempi necessari per l’avvio della sperimentazione nell’anno scolastico 2019/2020. La partenza è dunque posticipata al 2020.

educazione civica

Foto: Oggi Scuola

Partenza rinviata per la reintroduzione delle ore di educazione civica nelle scuole. Il Consiglio superiore della Pubblica Istruzione ha infatti espresso all’unanimità parere negativo sulla sperimentazione dell’iniziativa già per l’anno scolastico 2019/2020, posticipandola quindi al prossimo anno.

«Il Cspi – si legge nella nota con cui l’istituzione ha comunicato la decisione – prende atto positivamente della approvazione quasi unanime da parte del Parlamento della norma che introduce l’insegnamento dell’educazione civica negli ordinamenti delle scuole di ogni ordine e grado. È evidente che si tratta di un provvedimento che risponde a una esigenza molto sentita nella opinione pubblica, anche se la legge – spiega il comunicato -, nell’intento di seguire queste attese, presenta non poche difficoltà tecniche di approvazione».

Dello stesso parere anche Annamaria Santoro (Fp Cgil): «Noi siamo favorevoli all’educazione civica a scuola, ma non ci sono i tempi per mettere a punto questa nuova disciplina, la cui introduzione ad anno scolastico iniziato metterebbe in difficoltà le scuole: sono 33 ore di insegnamento, ma le programmazioni sono già state fatte», ha spiegato.

Il nuovo ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti (M5S), prende atto del parere espresso dal Cspi e annuncia un confronto costruttivo con dirigenti, docenti e studenti. Obiettivo: avviare «una seria programmazione a partire da gennaio 2020, con tanto di fondi aggiuntivi in legge di bilancio», al fine di «preparare in modo efficace le scuole nell’ottica dell’introduzione dell’educazione civica».

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La reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole era stata approvata in via definitiva dal Senato lo scorso primo agosto: già allora appariva difficile pensare che, in poco più di un mese, il sistema scolastico potesse adeguarsi alle nuove norme. La norma prevede che all’insegnamento siano dedicate 33 ore di lezione annuali. I temi principali sono la Costituzione, le istituzioni dello Stato e dell’Unione Europea, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, gli elementi fondamentali di diritto pubblico, l’educazione ambientale e alla legalità, l’educazione al rispetto e al patrimonio culturale e la promozione dell’educazione stradale e del volontariato. I singoli Comuni possono poi promuovere altre iniziative che vadano nella stessa direzione in collaborazione con le scuole.

La norma prevede l’aggiornamento del Piano nazionale di formazione dei docenti, al quale sarebbe destinato un fondo di 4 milioni annui a partire dal 2020. Prevede inoltre l’istituzione dell’Albo delle buone pratiche di educazione civica e un concorso nazionale annuale per le scuole di ogni ordine e grado, con l’obiettivo di valorizzare le best practices.

All’interno del provvedimento trova spazio anche la questione del cyberbullismo. Il testo prevede infatti l’istituzione della Consulta dei diritti e dei doveri dell’adolescente digitale, che opererà in stretta collaborazione con il Tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo. Infine, ogni due anni il ministero dell’Istruzione dovrà presentare al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della legge.

Per l’entrata in vigore ufficiale della riforma, l’ex ministro dell’Istruzione Bussetti attendeva il parere – obbligatorio ma non vincolante – proprio del Cspi.

Daniele

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