Renzi pronto a lasciare il Pd: «A breve i gruppi parlamentari e il nuovo partito»

L’ex premier ha annunciato la nascita di nuovi gruppi parlamentari e di un nuovo soggetto politico. E ha assicurato: «Nessun pericolo per la tenuta del governo. Passerò i prossimi mesi a combattere Salvini nelle piazze, nelle scuole, nelle fabbriche».

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Foto: Panorama

Era nell’aria da tempo, ma la notizia ufficiale è arrivata solo ieri: Matteo Renzi è pronto a lasciare il Partito Democratico. A confermarlo è l’ex premier in un’intervista a Repubblica. «Mi hanno sempre trattato come un estraneo, come un abusivo, anche quando ho vinto le primarie», ha spiegato. «È il riflesso condizionato di quella sinistra che si autoproclama tale e che non accetta di essere guidata da uno che non provenga dalla Ditta». Con la sua dipartita, Renzi è convinto che il Pd potrà recuperare i rapporti con LeU. «Io esco, e nei prossimi mesi rientrano D’Alema, Bersani e Speranza. Va via un ex premier, ne torna un altro. Tutto si tiene».

In molti si aspettavano che l’annuncio ufficiale sarebbe arrivato a ottobre, dal palco della Leopolda. Renzi ha invece voluto anticipare i tempi. A influenzare la decisione il poco spazio lasciato ai cosiddetti «renziani» nella squadra di governo. Ed è proprio la tenuta dell’esecutivo uno dei punti più delicati dell’intera faccenda. Già, perché proprio l’intervento dell’ex premier – una vera e propria giravolta rispetto alla posizione assunta a marzo 2018 – è stato fondamentale per la nascita del governo giallorosso. In Parlamento si costituiranno gruppi autonomi. I parlamentari, ha fatto sapere, «saranno trenta, più o meno». Per il governo non ci sarà alcun pericolo: i nuovi gruppi continueranno a sostenere l’esecutivo e, anzi, «probabilmente si allargherà la base del consenso parlamentare».

«La vera sfida – sostiene Renzi – saranno le migliaia di persone che sul territorio faranno qualcosa di nuovo e di grande. E la Leopolda sarà un’esplosione di proposte». Quindi l’affondo a Matteo Salvini: «Voglio passare i prossimi mesi a combattere contro Salvini. Abbiamo fatto un capolavoro tattico mettendo in minoranza Salvini con gli strumenti della democrazia parlamentare. Ma il populismo cattivo che esprime non è battuto e va sconfitto nella società. Voglio passare i prossimi mesi a combattere il salvinismo nelle piazze, nelle scuole, nelle fabbriche. Faremo comitati ovunque».

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Per farlo, l’ex premier è convinto che non servano «le liturgie di un Pd organizzato scientificamente in correnti e impegnato in una faticosa e autoreferenziale ricerca dell’unità come bene supremo. Il Pd – ha aggiunto – nasce come grande intuizione di un partito all’americana capace di riconoscersi in un leader carismatico e fondato sulle primarie». Ma la realtà, ha spiegato, si è rivelata ben diversa. «Chi ha tentato di interpretare questo ruolo è stato sconfitto dal fuoco amico. Oggi il Pd è un insieme di correnti. E temo che non sarà in grado da solo di rispondere alle aggressioni di Salvini e alla difficile convivenza con i 5 Stelle».

Pur sottolineando di non avere «niente di personale» contro Nicola Zingaretti, Renzi non ha mancato di riservare una stoccata all’attuale segretario Dem. «Zingaretti non avrà più l’alibi di dire che non controlla i gruppi Pd, perché saranno derenzizzati». La decisione di lasciare il partito, dunque, sarà «un bene per tutti».

Quanto al nuovo soggetto politico, nell’intervista Renzi non ha voluto rivelare troppi particolari. «Il nome non glielo dico, ma non sarà un partito tradizionale: sarà una casa. E sarà femminista con molte donne di livello alla guida. Teresa Bellanova (attuale ministra alle politiche Agricole, ndr) sarà la capo delegazione nel governo. Una leader politica, oltre che una ministra. Per me le donne non sono figurine e l’ho sempre dimostrato».

Secondo Il Corriere della Sera, i parlamentari pronti a seguire Renzi nella nuova iniziativa sarebbero 24 (18 Deputati e 6 Senatori). Luigi Marattin, Roberto Giachetti, Anna Ascani, Maria Elena Boschi, Ivan Scalfarotto ed Ettore Rosato sono solo alcuni dei nomi che hanno scelto di seguire Matteo Renzi. Resteranno invece nel Pd Luca Lotti e Lorenzo Guerini.

Proprio dai Dem in molti hanno chiesto all’ex segretario di tornare sui propri passi. «Nel Pd ci sono tante sensibilità: se qualcuno ci lascia non mi sento più libero», ha commentato il presidente del Parlamento UE David Sassoli. Per il vicesegretario Andrea Orlando, «Il Pd dovrebbe discutere di come governare, non di come e se dividersi». Un appello all’unità è arrivato anche da Dario Franceschini: «Il popolo della Leopolda è parte del popolo del Pd. Non separiamo questo popolo, non indeboliamoci spaccando il partito di fronte a questa destra pericolosa».

Daniele

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