Vincolo di mandato e sanzioni per chi lascia il M5S: così Di Maio cerca di frenare le defezioni

Immediata la reazione del Pd alla proposta di Di Maio: «L’introduzione del vincolo di mandato sarebbe contro la Costituzione».

vincolo di mandato

Foto: Libero Quotidiano

Reintroduzione del vincolo di mandato e sanzione di 100 mila euro per chi lascia il Movimento. Questa la proposta di Luigi Di Maio per frenare le eventuali defezioni dei parlamentari pentastellati. Una presa di posizione arrivata a poche ore dall’annuncio del passaggio della Senatrice Silvia Vono dal M5S alla nuova formazione di Matteo Renzi. Ma Vono potrebbe non essere l’unica: anche il collega Ugo Grassi, che ha già rinunciato al ruolo di capogruppo nella commissione Affari costituzionali, starebbe valutando di lasciare il partito. Secondo l’ex ministro Gianmarco Centinaio, inoltre, almeno due pentastellati sarebbero pronti a passare con la Lega. Per ora si tratta di ipotesi, certo, ma il rischio per il M5S è concreto. Da qui la proposta di Di Maio, sempre più in difficoltà nella gestione di un partito frammentato e sempre più privo di coesione.

La reintroduzione del vincolo di mandato, espressamente vietato dall’art. 67 della Costituzione per garantire la piena autodeterminazione dei rappresentanti, ha immediatamente incontrato il muro del Partito Democratico. «Mi auguro che Di Maio avesse voglia di scherzare», ha commentato Andrea Marcucci. «L’assenza di vincolo di mandato ha ancora un valore importantissimo perché garantisce una libertà necessaria per poter svolgere le proprie funzioni senza pressioni e ricatti esterni», ha proseguito. «Siamo anche noi contro il trasformismo, ma lo si combatte con altri strumenti», ha aggiunto Graziano Delrio.

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Quanto alla sanzione di 100 mila euro per chi lascia il partito, si tratta di una norma prevista nello statuto ma finora mai applicata. Del resto, secondo diversi giuristi sarebbe un provvedimento incostituzionale proprio in quanto in pieno contrasto al già citato articolo 67 della Costituzione. Già nel marzo 2018, a poche settimane dalle elezioni nazionali, Di Maio tuonava: «Chi entra in Parlamento con un gruppo e cambia gruppo o se ne va a casa o paga una multa profumata. Rivendico la possibilità di multare i parlamentari che cambieranno casacca, ma non credo ci saranno nel nostro gruppo».

Nell’ultimo anno e mezzo, i parlamentari pentastellati che hanno lasciato il Movimento sono stati nove, e a nessuno è stata comminata la sanzione in questione.

Daniele

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