Rider, in arrivo le nuove norme. Ma i rappresentanti protestano: «Dalla padella alla brace»

I rappresentanti dei rider contro l’accordo raggiunto dall’esecutivo. «Perché il governo dà potere di trattare con le piattaforme a sindacati che non ci rappresentano, e non invece a noi stessi?».

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Punto di svolta per la regolamentazione dei rider. La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S) ha infatti annunciato la presentazione di un emendamento al dl n. 101/19 sulle crisi aziendali che estende le stesse tutele previste per i lavoratori subordinati ai rider impiegati in maniera continuativa. Quanto agli occasionali, la norma individua un pacchetto minimo di diritti inderogabili (quali il divieto di cottimo e la paga minima oraria)  «a cui può affiancarsi una regolamentazione specifica tramite la stipula di contratti collettivi».

L’accordo raggiunto dal governo giallorosso non convince però i rappresentanti dei ciclofattorini, che lo considerano un passo indietro. «Siamo passati dalla padella alla brace», ha commentato Nicolò Montesi, portavoce del gruppo di rider che fin da subito si è schierato contro l’emendamento, avviando una petizione che ha raggiunto 800 mila firme. Secondo il fronte sindacale, ha spiegato Montesi, le nuove norme sono insensate e pericolose perché obbligano «le piattaforme a trovare un accordo coi sindacati tradizionali. Ma i rider iscritti ai sindacati si contano sulle dita di una mano, e il motivo è semplice: siamo lavoratori autonomi e quello che propongono i sindacati è lontano anni luce da quello che interessa a noi».

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Il problema, dunque, sarebbe di rappresentanza sindacale. «Non capiamo perché il governo dia potere di trattare con le piattaforme a sindacati che non rappresentano nessuno – ha proseguito Montesi – e non invece a noi stessi, che facciamo questo lavoro e sappiamo di cosa abbiamo davvero bisogno. Come sempre, purtroppo, gli unici a non avere voce in capitolo in questa assurda vicenda siamo proprio noi rider».

La questione dei rider è stata uno dei primi nodi affrontati dal governo gialloverde. A giugno 2018, poche settimane dopo l’insediamento, l’allora ministro del Lavoro Luigi Di Maio aveva promesso il varo in tempi rapidi di un nuovo pacchetto di norme per tutelare i lavoratori della gig economy. Da quel momento, la promessa è stata ripetuta a più riprese, senza che le dichiarazioni si siano mai tradotte in fatti. Di Maio era tornato sulla questione a inizio agosto 2019, annunciando che le nuove norme sarebbero arrivate nel decreto sulle crisi aziendali. La crisi con la Lega e la caduta del governo hanno congelato il provvedimento, che dovrebbe riprendere il proprio iter nelle prossime settimane.

Daniele

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