La Camera ha approvato la riduzione del numero dei parlamentari

La riforma prevede la riduzione del numero dei parlamentari, dagli attuali 945 a 600. Attesa entro dicembre la riforma della legge elettorale richiesta dal Pd. Numerose le critiche da parte di giuristi ed esperti.

riduzione del numero dei parlamentari

Nel pomeriggio di ieri la Camera ha approvato in via definitiva la riforma per la riduzione del numero dei parlamentari. I Sì sono stati 553, i No appena 12 e gli astenuti 2. Il provvedimento ha incontrato un consenso trasversale a maggioranza e opposizione: a favore hanno votato Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi Uguali, ma anche Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Si sono schierati contro +Europa e Noi con l’Italia.

La riforma, fortemente voluta dal M5S, prevede il taglio del numero dei parlamentari dagli attuali 945 a 600. Il numero di Deputati scenderebbe da 630 a 400; il numero di Senatori passerebbe da 315 a 200. Viene ridotto anche il numero di rappresentanti eletti nella circoscrizione Estero (da 12 a 8 alla Camera e da 6 a 4 al Senato). Il numero minimo di Senatori per ogni Regione passa dagli attuali 7 a 4, con un solo rappresentante per il Molise. Quanto ai Senatori a vita, il testo ne riduce il numero a cinque.

In cambio del sostegno alla riduzione del numero dei parlamentari, Pd e LeU hanno concordato con il M5S un più ampio piano di riforme costituzionali che dovrebbero vedere la luce nel corso della legislatura. Quattro i punti fondamentali dell’accordo:

  1. Entro dicembre dovrà essere presentata una riforma della legge elettorale;
  2. Entro ottobre dovrà essere avviato l’iter parlamentare per il superamento del bicameralismo paritario e, dunque, la differenziazione tra le funzioni di Camera e Senato;
  3. Sempre entro ottobre dovrà essere avviato l’iter per l’abbassamento dell’età per votare al Senato dagli attuali 25 anni a 18, uniformando l’elettorato passivo a quello della Camera;
  4. Infine, entro fine mese dovrà essere modificato il numero di delegati regionali che partecipano all’elezione del presidente della Repubblica.

La riforma non entrerà subito in vigore. Nei prossimi tre mesi, infatti, un quinto dei membri di una delle due camere (o 500 mila elettori o cinque consigli regionali) potrebbe chiedere un referendum confermativo senza quorum. Visto l’ampio sostegno parlamentare e il generalizzato consenso presso l’opinione pubblica, l’ipotesi sembra comunque remota.

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A ben vedere, diversi giuristi e politologi si sono detti scettici circa le modalità con cui sarà realizzato il taglio del numero dei parlamentari. Il rischio, hanno spiegato, è che in assenza di elementi che ne controbilancino gli effetti si arrivi a una minor rappresentatività del Parlamento (si pensi ad esempio al fatto che i parlamentari eletti dagli italiani all’estero passeranno da 12 a 8 alla Camera e da 6 a 4 al Senato). Più in generale, con questa riforma l’Italia sarà il Paese europeo con il più piccolo Parlamento in relazione alla popolazione: un parlamentare ogni 151 mila abitanti. Inoltre, l’inevitabile riduzione numerica dei gruppi parlamentari potrebbe aumentare ulteriormente il controllo dei vertici di partito sui rappresentanti. Motivazioni sostenute fino a poco tempo fa dallo stesso Pd, che aveva posto come condizione il varo contestuale di una nuova legge elettorale.

A far discutere, infine, è stata la scelta di alcuni Deputati di votare a favore della riforma pur dicendosi contrari ad essa. È il caso di Roberto Giachetti e di Matteo Orfini, che hanno affidato a Facebook le proprie perplessità. «Ho deciso di votare sì alla riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari perché sono un Deputato che compone la maggioranza di Governo e sono leale», ha spiegato Giachetti. «Tuttavia continuo a considerare questo provvedimento oltre che inutile per la semplificazione del sistema e per lo snellimento del procedimento legislativo, demagogico e dannoso per la democrazia». Il Deputato di Italia Viva ha dunque annunciato il suo impegno «per facilitare la raccolta delle firme per il referendum» e che costituirà «un comitato per il no a questa riforma».

«Penso che questa sia una riforma nata male e figlia di una visione antipolitica che il Pd dovrebbe contrastare», ha commentato Orfini. «È vero, come dice Zingaretti, che il taglio dei parlamentari è una proposta del centrosinistra da decenni. Ma quel taglio è sempre stato inserito in un disegno di riforma organico, mai concepito come taglio lineare. Perché farlo così rischia semplicemente di fare danni seri. Certo – ha proseguito -, abbiamo ottenuto l’impegno a ritocchi costituzionali che limitino questi rischi e al varo di una nuova legge elettorale che dia garanzie vere. Ma appunto sono impegni, non certezze».

Stanti così le cose, la probabilità che il provvedimento possa essere bloccato da una consultazione popolare – come accaduto nel caso del referendum del 2016 – appare assai remota. Per questo, e senza voler dare giudizi di merito sul provvedimento, consideriamo rispettata la promessa fatta dall’allora ministro (e attuale sottosegretario) Riccardo Fraccaro.

✅ PROMESSA RISPETTATA

Leggi tutte le promesse di Riccardo Fraccaro

Daniele

Daniele

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