Manovra 2020: flat tax, la nuova proposta di M5S e Pd per le partite Iva

Possibilità di scegliere tra calcolo analitico e forfettario tra i 30 mila e 65 mila euro e partecipazione volontaria alla fatturazione elettronica tra le proposte al vaglio del governo per le partite Iva.

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Cambiamenti in vista per le partite Iva. Pur mantenendo in vigore la mini flat tax, la manovra 2020 potrebbe portare con sé una rimodulazione del regime forfettario per i liberi professionisti sotto i 65 mila euro annui. La soluzione a cui il governo sta lavorando prevede il mantenimento dell’aliquota fissa al 15% per i redditi sotto i 30 mila euro (come già previsto in precedenza). Tra i 30 e i 65 mila euro, invece, i titolari di partita iva potranno scegliere tra il calcolo analitico dei costi e quello forfettario, pur mantenendo la tassazione al 15% (che scende al 5% in caso di startup).

A spingere per una formula di questo tipo, dopo la richiesta di modifiche avanzata dal Pd, è stato lo stesso Movimento 5 Stelle. «La flat tax per le partite Iva sotto i 65 mila euro l’abbiamo introdotta noi lo scorso anno, perché è una misura che aiuta i giovani professionisti. Colpire due milioni di giovani professionisti per finanziare altri provvedimenti significa alimentare una guerra tra poveri. Noi non ci stiamo», è la posizione ufficiale del Movimento. La soluzione descritta andrebbe incontro ai piccoli professionisti e freelance per i quali risulterebbe complicato effettuare il calcolo analitico costi/ricavi e che, altrimenti, sarebbero stati costretti a pagare le imposte sull’intero importo dei compensi incassati senza poter dedurre una percentuale forfettaria di costi.

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Come ricorda Il Sole 24 Ore, inoltre, il governo starebbe valutando l’estensione dell’obbligatorietà della fatturazione elettronica per le partite Iva in regime di flat tax tra i 30 e i 65 mila euro (a oggi escluse). In cambio, chi deciderà di usare i nuovi strumenti digitali potrà fruire di un regime premiale che permetterà di superare i tetti previsti per gli investimenti in beni strumentali e sugli emolumenti a collaboratori o dipendenti. Un’ipotesi, questa, confermata anche dal viceministro all’Economia Antonio Misiani (Pd), secondo cui in manovra verrà introdotta «un’incentivazione per chi passerà volontariamente alla fatturazione elettronica».

Tutti questi argomenti saranno discussi nel consiglio dei Ministri della prossima settimana, con il quale l’esecutivo cercherà di superare le divergenze e gli ultimatum di cui – ad appena un mese e mezzo dalla nascita – sembra essere vittima. L’unico punto fermo, al momento, è il mancato ampliamento della flat tax al 20% alle partite Iva fino a 100 mila euro per la quale, ha confermato Misiani, «non era stata richiesta l’autorizzazione necessaria» alla Commissione Europea. Questo consentirà al governo di risparmiare 2,1 miliardi di euro in tre anni, che potranno essere destinati ad altri scopi.

Daniele

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