Regionali in Umbria: exploit del centro-destra. In crisi l’alleanza Pd-M5S

Donatella Tesei (Cdx) ha vinto con il 57,4%, con lo sfidante Vincenzo Bianconi (Csx-M5S) fermo al 37,6%. La débacle dell’alleanza giallorossa getta ombre sulle prospettive future di Dem e pentastellati e rischia di mettere in crisi la stessa tenuta dell’esecutivo.

regionali in Umbria

Foto: Il Sussidiario.net

Le elezioni regionali in Umbria hanno rappresentato un vero e proprio exploit per il centro-destra. Donatella Tesei ha ottenuto il 57,4% dei voti, contro il 37,6% dello sfidante Vincenzo Bianconi, sostenuto dalla coalizione Pd-M5S. La consultazione è stata caratterizzata da un’elevata affluenza. A votare è stato il 64,4% degli elettori, contro il 55,4% del 2015. Quanto ai singoli partiti, si conferma il trend già delineatosi nelle ultime amministrative del 2019. Con il 37% dei consensi, la Lega si conferma primo partito. Seguono il Pd con il 22,4%, FdI che supera il 10%, il M5S che si ferma al 7,4% e FI che scivola sotto il 6%.

Le reazioni politiche

Il primo a commentare il risultato delle regionali in Umbria, a pochi minuti dall’inizio dello spoglio, è stato Matteo Salvini. «Dalle urne arrivano dati incredibili, abbiamo fatto un’impresa storica», ha scritto su Facebook. Amaro il commento di Nicola Zingaretti. Per il segretario Dem a pesare sul risultato è stato «il caos di polemiche che ha accompagnato la manovra economica del governo». Non solo. Secondo Zingaretti, «Il risultato intorno a Bianconi conferma, malgrado scissioni e disimpegni, il consenso delle forze che hanno dato vita all’alleanza». Il riferimento è naturalmente a Matteo Renzi e al suo nuovo partito, Italia Viva. «Il patto civico per l’Umbria lo abbiamo sempre considerato un laboratorio, ma l’esperimento non ha funzionato», è stato il commento del Movimento 5 Stelle. «Il Movimento nella sua storia non aveva mai provato una strada simile. E questa esperienza testimonia che potremo davvero rappresentare la terza via solo guardando oltre i due poli contrapposti».

Le ripercussioni sul governo

Il risultato delle regionali in Umbria rischia dunque di mettere in crisi il progetto di alleanza Pd-M5S alle prossime elezioni regionali e nazionali. Un progetto a cui l’elettorato pentastellato è sempre stato scettico, sostenuto con poca convinzione dallo stesso Di Maio. Anche in casa Pd ci si aspetta un passo indietro. Per Andrea Marcucci, capogruppo al Senato vicino a Matteo Renzi ma rimasto nel Pd, «Il matrimonio tra Pd e M5S mette in evidenza tutti i limiti di alleanze costruite all’ultimo minuto e senza contenuti. Mi auguro che, in vista delle prossime regionali, il Pd discuta meglio con i territori se sia o meno il caso di presentarsi in coalizione. Meglio misurare il rapporto con i 5 Stelle al governo e solo dopo decidere cosa fare».

Se di per sé il voto umbro non sembra destinato a portare alla caduta del governo giallorosso nell’immediato, è evidente che la débâcle dell’asse Pd-M5S avrà forti ripercussioni sui rapporti tra le forze alla guida del Paese. Il duo Conte-Zingaretti rischia seriamente di essere schiacciato da Luigi Di Maio, da un lato, e da Matteo Renzi, dall’altro. La pesante sconfitta mette a dura prova la stessa legittimità dell’esecutivo, ormai sempre più distante dagli equilibri e dal clima politico degli elettori. In attesa delle consultazioni in Calabria ed Emilia Romagna, la possibilità che il governo regga fino al termine naturale della legislatura si fa sempre più remota.

Daniele

Daniele

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