Whirlpool, nuovo passo indietro dell’azienda: «Lo stabilimento di Napoli non chiuderà»

A poche ore dalla cessazione delle attività produttive, i vertici Whirlpool hanno annunciato che non sarà avviata la procedura di licenziamento collettivo per i lavoratori del sito di Napoli. Patuanelli: «Riparta il dialogo per risolvere i problemi dello stabilimento».

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Foto: TPI

La vicenda dello stabilimento Whirlpool di Napoli si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo l’annuncio dell’imminente chiusura arrivato a metà ottobre, a poche ore dall’avvio della procedura di cessione del sito i vertici dell’azienda hanno fatto un nuovo passo indietro. In una nota, Whirlpool ha dichiarato che «Non avvierà la procedura di licenziamento collettivo» al fine di «rilanciare un dialogo costruttivo». Sottolinea però che va cercata una soluzione condivisa, «a fronte di una situazione di mercato che rende insostenibile il sito e che necessita di una soluzione a lungo termine».

L’azienda – si legge nella nota – è convinta che «con maggior tempo a disposizione si possa ristabilire un dialogo costruttivo e raggiungere una soluzione condivisa per garantire un futuro sostenibile nel lungo termine allo stabilimento di Napoli e ai suoi 400 dipendenti. Alla luce di questo nuovo e importante sviluppo, nei prossimi giorni ripartirà il tavolo di confronto con tutte le parti coinvolte».

Soddisfazione è stata espressa dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. La decisione dell’azienda «è un primo passo che sicuramente ci consente di risederci a un tavolo per provare a risolvere definitivamente i problemi di quello stabilimento», ha commentato. Positiva anche la risposta dei sindacati, che pure rimangono sul piede di guerra. «Ci sarà una tregua fino a marzo (il nuovo termine entro cui andrà trovato l’accordo, ndr)», ha spiegato Marco Bentivogli (segretario della Federazione Italiana Metalmeccanici). «Non siamo alla soluzione, ma guadagnare tempo prezioso è utile e bisogna ringraziare i lavoratori di Napoli e di tutto il Gruppo che non si sono mai rassegnati e hanno continuato a lottare».

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La notizia è arrivata a due settimane dall’annuncio della chiusura dello stabilimento di Napoli. A metà ottobre, i vertici dell’azienda avevano comunicato la cessazione dell’attività produttiva a partire dal 1° novembre 2019. A pesare sulla decisione il mancato accordo con il governo sul progetto di riconversione del sito, indicato come «unica soluzione in grado di garantire la salvaguardia occupazionale e la sostenibilità nel lungo periodo dello stabilimento di Napoli». Una svolta inaspettata, dopo che a giugno i vertici aziendali si erano detti intenzionati a non chiudere lo stabilimento e a salvaguardare i suoi 420 dipendenti.

L’ennesimo cambio di rotta è arrivato a poco più di un anno esatto dall’accordo riguardante il piano industriale 2019-21 stipulato il 25 ottobre 2018. Il piano impegnava l’azienda a investire 250 milioni di euro nei prossimi tre anni, la salvaguardia di circa 800 lavoratori in esubero e la reindustrializzazione di alcuni siti produttivi. «Oggi sta succedendo qualcosa che va oltre: stiamo riportando lavoro in Italia. È un primo passo, ma molto importante», aveva commentato il ministro Di Maio in quell’occasione.

Daniele

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