Ilva: prosegue la trattativa con ArcelorMittal. Ma l’accordo rimane lontano

Il premier Conte ha proposto ad ArcelorMittal un nuovo scudo penale per il mantenimento in funzione dell’altoforno 2. Ma l’azienda rimane intenzionata a lasciare l’Ilva e annuncia una riduzione dei livelli produttivi che produrrebbe 5 mila esodati.

arcelormittal

Foto: TPI

La trattativa tra governo e ArcelorMittal per il futuro dell’Ilva di Taranto si fa sempre più in salita. L’incontro tenutosi ieri tra i vertici dell’azienda e il presidente del Consiglio Conte si è concluso con un nulla di fatto. Il governo ha offerto un nuovo scudo penale, valido non solo per l’Ilva ma per tutti i casi in cui si renda necessario un massiccio risanamento ambientale. La multinazionale ha però rifiutato la proposta e confermato di essere intenzionata a lasciare lo stabilimento. A motivare la scelta, hanno spiegato, non è solo la questione del cosiddetto scudo penale – necessario per mantenere attivo l’altoforno 2 -, ma anche e soprattutto l’insostenibilità economica dell’acciaieria.

Come se non bastasse, Mittal ha parlato di una possibile riduzione dei livelli di produzione che genererebbe circa 5 mila esodati. «Sono assolutamente inaccettabili le proposte che ci vengono fatte, sia sugli esuberi sia sulla restituzione degli impianti», ha commentato Conte a termine del consiglio dei Ministri di ieri sera. Secondo il premier le pretese dell’azienda sarebbero «ingiustificate» sul piano giuridico. Il problema, ha aggiunto, è di tipo economico-industriale: «L’azienda considera le acciaierie di Taranto non sostenibili dal punto di vista economico. Lo dimostra il fatto che, nell’incontro, l’immunità l’ho offerta e mi è stata rifiutata. Ci è stato detto che non era questo il tema, o quantomeno non era il tema risolutivo».

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Al momento l’azienda rimane ferma sulla propria posizione. E cioè riscrivere il contratto per l’acquisto dell’Ilva in considerazione dei nuovi scenari di mercato, che comporterebbero una riduzione della produzione e del numero di lavoratori. Inoltre, ArcelorMittal spinge per il superamento delle prescrizioni richieste dalla magistratura in tempi stretti e, dal suo punto di vista, impraticabili. In entrambi i casi, l’unica strada percorribile è l’intervento statale.

A margine del Cdm, il capo del governo ha annunciato di aspettarsi una controproposta aziendale entro 48 ore. Ma nell’esecutivo sono consapevoli che gli spazi di trattativa sono ristretti. E anche se la proposta formulata ieri da Conte dovesse essere accettata, rimane lo scoglio del passaggio parlamentare. Il M5S si è infatti dissociato dalla proposta di un nuovo scudo legale, nonostante il ministro Di Maio lo avesse inserito nell’accordo siglato a settembre 2018. L’ipotesi di trovare un nuovo acquirente in tempi rapidi è remota. Nel caso la trattativa saltasse, l’unica soluzione sembra un nuovo intervento pubblico attraverso il commissariamento o il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti.

Daniele

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