Istruzione: in arrivo una nuova riforma dell’esame di maturità

Alternanza scuola-lavoro e superamento delle prove Invalsi come requisiti di ammissione; ritorno della traccia di storia nella prima prova ed eliminazione del sorteggio in fase di colloquio orale. Queste le novità introdotte dal ministro Fioramonti per l’esame di maturità.

esame di maturità

Foto: TPI

Novità in arrivo per il mondo della scuola. Dopo la riforma varata nell’ottobre 2018 dall’ex ministro Bussetti, Lorenzo Fioramonti si prepara a una nuova riforma dell’esame di maturità. Tre le novità più importanti: il ritorno dell’alternanza scuola-lavoro e delle prove Invalsi come requisiti di ammissione all’esame; il ritorno della traccia di storia e l’eliminazione del sorteggio in occasione del colloquio orale.

Alternanza scuola-lavoro e Invalsi

A partire dal 2020, gli studenti dell’ultimo anno delle superiori dovranno aver svolto le ore minime di alternanza scuola-lavoro (90 per i licei nell’ultimo triennio, 150 nei tecnici e 210 negli istituti professionali). Dovranno inoltre aver sostenuto le prove Invalsi in italiano, matematica e inglese.

Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto alla riforma varata da Bussetti. In tale occasione, infatti, l’allora ministro si era limitato a sospendere fino all’anno scolastico 2019/20 l’obbligatorietà del superamento del test Invalsi prevista dalla cosiddetta Buona Scuola (l. n. 107/17) varata dal governo Renzi. Più ambiguo il ragionamento relativo all’alternanza scuola-lavoro che, se da una parte veniva concepita come mera formalità, dall’altra rimaneva parte integrante della discussione orale del candidato.

Traccia di storia ed esame orale

Novità in arrivo anche per la prova scritta, che vede la reintroduzione della traccia di storia nella «tipologia B» (analisi e produzione di testo argomentativo). Quanto all’orale, la riforma proposta dal ministro Fioramonti prevede l’eliminazione del sorteggio tra le buste contenenti i materiali (testi, documenti, progetti) che il presidente della Commissione propone ai candidati durante il colloquio. L’esame avrà invece luogo a partire dai materiali proposti dal presidente e preparati dalla commissione.

La riforma Bussetti

La precedente riforma dell’esame di maturità prevedeva la rimodulazione – da un massimo di 25 a un massimo di 40 – dei crediti formativi conseguibili nell’ultimo triennio. Veniva inoltre abolita la terza prova, con la conseguente rimodulazione del punteggio attribuito alle rimanenti (20 punti massimi, più ulteriori 20 per l’orale). Stando a quanto si apprende finora, questa parte pare essere stata confermata anche dal ministro Fioramonti.

Come accennato, la precedente riforma sanciva la pura formalità delle prove Invalsi, considerate non obbligatorie per l’accesso all’esame di maturità. Un’ambiguità di fondo rimaneva anche per quanto riguarda l’alternanza scuola-lavoro. Nonostante il ministro – e in verità anche il Movimento 5 Stelle – abbia in più occasioni affermato che la relazione sull’alternanza non sarebbe stata oggetto di valutazione per l’attribuzione dei crediti formativi, la riforma varata da Bussetti rimandava all’art. 17, comma 9 della Buona Scuola, il quale dispone che in sede di esame orale «il candidato espone, mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale, l’esperienza di alternanza scuola-lavoro svolta nel periodo di studi».

Redazione La Clessidra

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