Riforma della prescrizione: non c’è accordo tra M5S e Pd a un mese dall’entrata in vigore

In più occasioni il ministro Bonafede ha assicurato che la riforma della prescrizione sarebbe entrata in vigore dal 1° gennaio 2020. A meno di un mese da tale data, M5S e Pd (che chiede garanzie sui tempi dei processi) sono ancora lontani dal raggiungere un accordo.

riforma della prescrizione

Foto: Il Messaggero

Si infiamma lo scontro tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico sulla riforma della giustizia avviata dal ministro Bonafede nel precedente esecutivo. Ad alimentare la tensione è la riforma della prescrizione che, per mantenere fede alle promesse fatte nell’ultimo anno, dovrebbe entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2020.

La proposta pentastellata prevede la sospensione dei termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna che di assoluzione. Una soluzione che, così com’è stata formulata, il Pd considera inaccettabile. Il rischio, sostengono i Dem, è che i tempi dei processi si allunghino ulteriormente, senza alcuna garanzia né per le parti in causa né per gli stessi magistrati. Ecco perché chiedono a gran voce che, contestualmente, venga approvata la cosiddetta «prescrizione processuale», ovvero un termine di durata massima per le fasi di appello e Cassazione.

Per farlo sarebbe tuttavia necessario un nuovo rinvio della riforma, che il M5S non sembra disposto a concedere. «La nostra riforma dal 1° gennaio diventa legge. Su questo non discutiamo», è la linea del capo politico Luigi Di Maio. «Se il Pd poi vuole votare una legge con Salvini e Berlusconi per far tornare la prescrizione com’era ideata da Berlusconi sarà un Nazareno 2.0, ma non credo avverrà». Sulla questione è intervenuto anche Alessandro Di Battista. «Ha ragione Luigi, la norma che blocca la prescrizione entrerà in vigore il 1° gennaio. Punto. Se poi il Pd, con Salvini, Meloni, Berlusconi e Renzi dovesse bloccarla se ne assumerà le responsabilità».

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Le posizioni di Pd e Italia Viva

Dura la replica Dem. Per Andrea Marcucci «Di Maio non ha capito la gravità della situazione. Sulla prescrizione non faremo passi indietro». «Se la Lega è stata disponibile a votare una norma manifestamente incostituzionale è un conto; ma non si può pensare che il Pd, che allora si oppose con forza, non metta in campo tutte le iniziative possibili per abbatterla quanto prima», ha aggiunto il capogruppo in commissione Affari costituzionali Stefano Ceccanti. Non va dimenticato infatti che la norma in questione venne approvata, seppur con notevoli perplessità, dall’allora alleato leghista. Il segretario Nicola Zingaretti prova però a stemperare. «Questo governo e questa maggioranza si sono costituiti per costruire speranze e non polemiche. Scommettiamo molto di più su questa manovra economica e restringiamo lo spazio delle polemiche, che non serve a niente».

Italia Viva si schiera compatta per il no alla riforma della prescrizione. Per Matteo Renzi «Volere una giustizia senza fine significa proclamare la fine della giustizia. Ora ci sono due alternative: la prima è che la nuova maggioranza trovi una soluzione. E sarebbe meglio. Se non accadrà – ha aggiunto – noi non ci inchineremo al populismo giudiziario imperante». Sulla stessa linea anche il capogruppo di Iv in Senato Davide Faraone. «L’idea perversa di processi eterni con noi non passerà: se il tema è prescrizione o morte, allora morte sia. Noi di Italia Viva non ci snaturiamo. Sui processi abbiamo chiesto concretezza a Bonafede: vogliamo tempi certi nei processi. Se il governo continua a restare vago su questo punto – ha concluso -, noi voteremo sicuramente con Forza Italia contro il progetto della prescrizione killer».

Ad oggi c’è grande incertezza sul futuro della riforma del processo penale. Non solo il M5S rischia di bucare la scadenza indicata dal ministro Bonafede ormai più di un anno fa. A saltare potrebbe essere lo stesso blocco della prescrizione. In questi giorni, infatti, presso la commissione Giustizia della Camera è in discussione un ddl proposto dall’opposizione composto da un solo articolo, che si propone proprio di impedire al provvedimento di entrare in vigore. Qualora non si trovasse un accordo in extremis nella maggioranza, i pentastellati potrebbero trovarsi isolati e costretti a cedere su una (l’ennesima) misura-bandiera del Movimento.

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Daniele

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