Manovra 2020: il Senato approva il voto di fiducia. Il testo passa alla Camera

Con 166 voti favorevoli e 128 contrari, il Senato ha votato la fiducia alla manovra 2020. Il testo passa ora alla Camera, che dovrà recepirlo senza possibilità di modifiche. Il voto definitivo è atteso prima di Natale.

manovra 2020

Foto: Open Online

Il Senato ha approvato la manovra 2020. Nella serata di ieri, Palazzo Madama ha votato la fiducia al maxi-emendamento alla legge di bilancio con 166 sì e 128 no. Sono state così recepite le modifiche richieste dalla Ragioneria dello Stato (una settantina in tutto). A seguire, con 158 sì e 108 no, è stata votata la nota di aggiornamento al bilancio. Il testo passa ora alla Camera. Tra i provvedimenti stralciati in extremis troviamo la tobin tax (aliquota dello 0,04% su alcuni tipi di transazioni finanziarie online) e lo slittamento al 2022 della fine del mercato tutelato per l’energia. Stralciata anche la norma che prevedeva la sospensione del reddito di cittadinanza in caso di lavori brevi.

Soddisfazione per il risultato raggiunto è stata espressa dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. «Il voto del Senato ci consegna una maggioranza solida e coesa e una manovra che esce non solo confermata, ma anche rafforzata nel suo impianto», ha commentato. «Con un governo insediato da pochi mesi, che ha ereditato una situazione difficile, questa legge di bilancio può essere considerata un piccolo miracolo». Chiuso il capitolo della manovra – ha aggiunto il ministro – l’esecutivo sarà al lavoro per le grandi riforme «a partire dall’alleggerimento del carico fiscale per i redditi medi e bassi, sugli investimenti e su una nuova politica industriale sempre più orientata all’innovazione, allo sviluppo e alla sostenibilità».

Il voto è stato caratterizzato da nuovi malumori tra gli esponenti del Movimento 5 Stelle, già fortemente indebolito dalle tensioni interne e dal passaggio alla Lega di tre Deputati. I Senatori Cataldo Mininno, Lello Ciampolillo, Primo Di Nicola e Mario Michele Giarrusso non hanno infatti partecipato al voto in segno di protesta. «Avevo annunciato che non avrei dato il mio voto se non avessi trovato in legge di Bilancio le misure previste nel mio emendamento per gli interventi urgenti sulla messa in sicurezza e l’adeguamento delle scuole a più alto rischio sismico – ha spiegato Di Nicola in un post su Facebook –. Quelle prive dei necessari requisiti ai fini della sicurezza, per intenderci. Purtroppo si è verificato lo scenario peggiore. Il mio emendamento è stato respinto senza altre misure alternative di prevenzione, che pure ho cercato di fare inserire sino all’ultimo minuto. Per questo – ha concluso -, coerente con l’annuncio, le dichiarazioni e gli interventi nell’Aula del Senato, non ho votato la legge di bilancio». Di Nicola ha comunque rassicurato che non intende lasciare il M5S.

Ad alimentare la bagarre in Aula anche la decisione della presidente Maria Elisabetta Casellati di dichiarare inammissibile per estraneità alla materia l’emendamento sulla legalizzazione della cannabis light presentato proprio da due esponenti pentastellati. Matteo Mantero, firmatario della proposta, ha cercato di difendere l’emendamento sostenendo che non riguardi la droga, «ma va ad incidere sugli agricoltori». Alberto Airola ha accusato la presidente del Senato di aver attuato una «decisione politica». Segnali di apprezzamento sono arrivati dall’opposizione. Matteo Salvini ha ringraziato la presidente «a nome di tutte le comunità di recupero d’Italia» per aver evitato la vergogna di uno «Stato spacciatore».

Il testo definitivo della manovra 2020 dovrà essere approvato dal Parlamento entro il 31 dicembre. Nelle intenzioni del governo, la legge di bilancio dovrebbe essere approvata a scatola chiuda dalla Camera e tornare a Palazzo Madama per l’ok definitivo entro Natale. Una vera e propria corsa contro il tempo per non incorrere nelle problematiche riscontrate lo scorso anno, quando la legge di bilancio è stata approvata in extremis all’ultima data utile.

Daniele

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