Riforma della prescrizione: il Pd deposita una nuova proposta alla Camera

La proposta Dem prevede la sospensione della prescrizione per i due anni successivi alla sentenza di primo grado. In caso di ricorso in Cassazione, è prevista un’ulteriore sospensione di un anno. Il M5S non ci sta: «Errore del Pd, si discuta nella maggioranza».

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Foto: Il Messaggero

A pochi giorni dall’entrata in vigore della riforma della giustizia targata Movimento 5 Stelle, che dovrebbe scattare il 1° gennaio 2020, il Partito Democratico presenta una nuova proposta che superi la sospensione della prescrizione. Obiettivo: rendere operativa la riforma Bonafede, garantendo al contempo la ragionevole durata dei processi. A tal fine, la proposta Dem prevede lo stop della prescrizione, ma solo per i due anni successivi alla sentenza di primo grado (estendibili per altri due anni e sei mesi). In caso di ricorso in Cassazione è prevista un’ulteriore sospensione di un solo anno.

Per il segretario del Pd Nicola Zingaretti, quella presentata alla Camera è «Una proposta al servizio dei cittadini». «Noi non la vorremmo utilizzare. Il nostro auspicio è che la sintesi venga fatta dal Guardasigilli, che non può non tener conto di tre quarti della maggioranza e di tutte le forze che all’esterno del Parlamento hanno fatto sentire la loro voce», ha commentato il responsabile Giustizia Dem Walter Verini. Per Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in commissione Giustizia e primo firmatario della proposta, «ci sono molti modi per trovare l’equilibrio migliore tra il blocco in primo grado della prescrizione ed evitare che processi già iniziati si concludano con una prescrizione, dall’altro evitare che questo si trasformi in processi infiniti. Da un lato proponiamo la distinzione delle sentenze di condanna da quelle di assoluzione, dall’altro in caso di condanna in primo grado si prevede una sospensione della prescrizione per un totale di 3 anni e sei mesi. I processi non possono essere infiniti».

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Ma dal Movimento 5 Stelle per il momento non c’è alcun segnale di apertura. «Il Pd adesso sbaglia a fare la sua proposta di legge cercando di sparigliare le carte sulla tavola, sarebbe meglio discutere nella maggioranza», ha replicato Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento Europeo. «Sul tema della prescrizione abbiamo sempre avuto una visione molto chiara: non si può sfuggire dai processi, la prescrizione non comporta l’assoluzione ma la rinuncia da parte dello Stato a stabilire se una persona è colpevole oppure no. Questo va coniugato naturalmente con una riforma più ampia della giustizia». «La nostra riforma dal 1° gennaio diventa legge. Su questo non discutiamo», è la linea del capo politico Luigi Di Maio. «Se il Pd poi vuole votare una legge con Salvini e Berlusconi per far tornare la prescrizione com’era ideata da Berlusconi sarà un Nazareno 2.0, ma non credo avverrà».

Anche l’opposizione di centro-destra, guidata dalla Lega, si oppone alla riforma voluta dal M5S. Con Enrico Costa (Forza Italia) che attacca il Pd: «Che faccia tosta. Quella è la nostra proposta». Resta il no anche di Italia Viva. Per Matteo Renzi «Volere una giustizia senza fine significa proclamare la fine della giustizia. Ora ci sono due alternative: la prima è che la nuova maggioranza trovi una soluzione. E sarebbe meglio. Se non accadrà – ha aggiunto – noi non ci inchineremo al populismo giudiziario imperante».

La proposta pentastellata prevede la sospensione dei termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna che di assoluzione. Una soluzione che, così com’è stata formulata, il Pd considera inaccettabile. Il rischio, sostengono i Dem, è che i tempi dei processi si allunghino ulteriormente, senza alcuna garanzia né per le parti in causa né per gli stessi magistrati. Ecco perché chiedono a gran voce che, contestualmente, venga approvata la cosiddetta «prescrizione processuale», ovvero un termine di durata massima per le fasi di appello e Cassazione.

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Daniele

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