Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi: chi sono i successori di Fioramonti all’Istruzione

A sostituire l’ex ministro Fioramonti saranno Lucia Azzolina, insegnante e sottosegretaria alla Scuola, e Gaetano Manfredi, ingegnere e preside dell’Università Federico II. Guideranno rispettivamente il ministero dell’Istruzione (con delega alla Scuola) e il ministero dell’Università e della Ricerca.

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Foto: TeleClubItalia

Dopo le dimissioni di Lorenzo Fioramonti, il presidente del Consiglio Conte ha individuato il suo successore al ministero dell’Istruzione. O, per meglio dire, i suoi successori: il premier ha infatti scelto di dividere l’Istruzione (con delega alla Scuola) dall’Università e Ricerca, creando così due dicasteri separati (unificati dai governi Berlusconi II e IV). La nuova ministra dell’Istruzione sarà Lucia Azzolina, già sottosegretaria per il Movimento 5 Stelle. A guidare il ministero dell’Università sarà invece Gaetano Manfredi, ingegnere e rettore dell’Università di Napoli Federico II, che da molti è visto in area Pd.

Chi sono i nuovi ministri all’Istruzione e all’Università e Ricerca

Insegnante 37enne, con due lauree in filosofia e diritto nonché sottosegretaria alla Scuola, Lucia Azzolina è stata scelta nonostante il conflitto di interessi in cui è coinvolta. Lo scorso agosto, infatti, partecipò – vincendo – al concorso da presidi mentre era Deputata, membro della commissione Istruzione alla Camera e responsabile scuola del Movimento. Nel suo ruolo di sottosegretario ha contribuito alla presentazione del decreto salva-precari, che dispone una maxi sanatoria per 24 mila insegnanti precari e un nuovo concorso ordinario.Da semplice Deputata, presentò una proposta di legge per ridurre il numero degli studenti in classe ed evitare le cosiddette classi pollaio.

Ingegnere, docente di Tecnica delle costruzioni, rettore della Federico II e presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane, Gaetano Manfredi guiderà il ministero dell’Università e della Ricerca. Il neo-ministro si pone in perfetta continuità con le richieste avanzate da Fioramonti in materia di investimenti sull’istruzione. Non a caso, nelle settimane precedenti l’approvazione della manovra si è espresso in maniera critica verso la scarsità di fondi destinati all’università. Per Manfredi i 3 miliardi chiesti dal suo predecessore erano “il gradino minimo da cui riguadagnare prospettiva”.

L’Italia rischia di marginalizzarsi sempre di più e di esportare i più preparati e motivati, che cercano all’estero delle opportunità non disponibili nel loro Paese”, ha dichiarato intervistato da Repubblica. “Se non interveniamo ora, non potremo più dare ai ragazzi le possibilità che noi abbiamo avuto. E resteremo da soli in questo Paese: i più anziani e i meno fortunati”. Per questo, il neo-ministro intende istituire un piano straordinario per i ricercatori che ne permetta il ritorno dall’estero, e un percorso di progressiva estinzione delle tasse universitarie per gli studenti meno abbienti.

L’antefatto: le dimissioni di Fioramonti

Lorenzo Fioramonti ha rassegnato le sue dimissioni dall’incarico di ministro dell’Istruzione nella sera di lunedì 23 dicembre. Le dimissioni sono state ufficializzate mercoledì 25 dicembre. Le motivazioni, si legge nella lettera inviata al premier Conte e in un lungo post su Facebook, sono da rintracciarsi nella scarsità di fondi che l’esecutivo ha destinato all’istruzione nella nuova legge di bilancio.

Già alcune settimane fa l’ormai ex ministro aveva chiesto che venissero stanziati almeno 3 miliardi, considerati «non la sufficienza ma la linea di galleggiamento» per il sistema scolastico. La mancanza di tali fondi ha portato Fioramonti alle dimissioni. «Ho accettato l’incarico (di ministro, ndr) con l’unico fine di invertire in modo radicale la tendenza che da decenni mette la scuola, la formazione superiore e la ricerca italiana in condizioni di forte sofferenza. Mi sono impegnato – ha proseguito – per rimettere l’istruzione al centro del dibattito pubblico sottolineando in ogni occasione quanto, senza adeguate risorse, fosse impossibile anche solo tamponare le emergenze che affliggono la scuola e l’università pubblica». «Pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica». Da qui la conclusione: «O colgo l’occasione per portare un cambiamento oppure è davvero inutile restare al ministero a scaldare la poltrona».

Il rapporto Ocse 2019 sull’istruzione

Da anni sono note le difficoltà in cui versa il sistema scolastico italiano, che dovrebbe invece fungere da motore della crescita nel medio-lungo periodo. Come testimoniato dall’ultimo rapporto Ocse, l’Italia destina appena il 3,6% del Pil all’istruzione (valore diminuito del 9% tra il 2010 e il 2016), contro una media del 5%. Il rapporto testimonia che gli insegnanti italiani siano in buona parte mal pagati e in là con gli anni. Quanto agli studenti, nonostante i passi avanti l’Italia rimane uno dei Paesi col più basso numero di laureati (il 19% contro una media del 37%). Il nostro Paese è anche uno tra quelli con il più alto numero di ragazzi che non studiano, non lavorano e non fanno percorsi di formazione (Neet) (Fonte: Rapporto Ocse 2019).

Daniele

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