Prescrizione: si valuta il lodo Conte, che distingue tra assolti e condannati in primo grado

Il cosiddetto lodo Conte prevede lo stop della prescrizione in caso di condanna di primo grado e un congelamento a tempo in caso di assoluzione. Se la proposta convince il Pd, i giuristi esprimono dubbi sulla costituzionalità della norma.

lodo Conte

Foto: Il Messaggero

Nonostante sia divenuto operativo a partire dal 1° gennaio 2020, lo stop della prescrizione voluto dal Movimento 5 Stelle continua ad infiammare il confronto all’interno della maggioranza di governo. In una situazione delicata, è lo stesso presidente del Consiglio a provare a ricucire lo strappo. Il cosiddetto «lodo Conte», proposto alcuni giorni fa, prevede l’introduzione di due meccanismi di prescrizione differenti a seconda che gli imputati siano stati assolti o condannati alla fine del processo di primo grado. In caso di assoluzione, si andrebbe verso uno «stop a tempo» di alcuni mesi. In caso di condanna, invece, verrebbe mantenuto lo stop previsto dalla riforma Bonafede.

L’intervento del premier Conte è stato apprezzato dal Partito Democratico, che da tempo – insieme a Iv e LeU – chiedeva al ministro della Giustizia di intervenire sulla questione per garantire tempi certi ai processi. «Abbiamo ribadito con fermezza ma lealtà che il ministro deve tenere conto delle nostre richieste. Per questo – ha spiegato il responsabile giustizia Dem Walter Verini – abbiamo apprezzato che il premier, dopo una consultazione con il ministro Bonafede, ci abbia proposto di cominciare a ragionare tra assolti e condannati».

I dubbi sulla costituzionalità

Il cosiddetto lodo Conte solleva però non poche perplessità tra i giuristi. In molti hanno infatti espresso dubbi circa la costituzionalità del provvedimento che, operando una distinzione tra condannati e assolti in primo grado di giudizio, potrebbe essere in contrasto con la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva (terzo grado). Come ricorda Il Fatto Quotidiano, la legge Pecorella sull’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento varata dal governo Berlusconi venne bocciata dalla Consulta proprio per questo motivo.

I tecnici del ministero della Giustizia sembrano però fiduciosi. La prescrizione – è il ragionamento – per sua natura modifica la sua durata a seconda del reato. Ecco perché si ipotizza che possa essere applicata in maniera differente a seconda dell’esito della sentenza di primo grado. Al momento, secondo Il Fatto, si penserebbe di integrare il lodo Conte alla legge delega del processo penale attualmente in discussione.

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Le reazioni di Pd, Iv e LeU

Per il Pd i dubbi di costituzionalità finora avanzati «sono solo opinioni». Del resto lo stesso Partito Democratico, alcune settimane fa, aveva presentato una proposta che congelava per due anni i tempi tra primo e secondo grado operando una distinzione tra sentenza di assoluzione e sentenza di condanna. «Apprezziamo il passo avanti fatto da Conte, che punta evidentemente a una sintesi sulla prescrizione – ha spiegato Verini -. Poi è ovvio che noi non vogliono una legge con profili di incostituzionalità. Stiamo comunque parlando di una norma che va ancora scritta nero su bianco».

Una timida apertura è arrivata anche da Italia Viva. «La proposta di Conte di distinguere tra assolti e condannati rischia di essere incostituzionale? Certo c’è questo rischio, noi ci riserviamo di valutare le proposte che arriveranno. Poi è ovvio che preferiamo tornare alla legge Orlando», ha commentato la capogruppo di Iv in commissione Giustizia, Lucia Annibali. «Registriamo, però, il fatto positivo che il ministro ha superato questo totem per cui la sua riforma non si poteva modificare».

Possibilista anche Pietro Grasso, che pure si è detto favorevole alla riforma introdotta dal ministro Bonafede. «Ho espresso immediatamente le mie perplessità su una soluzione che faccia distinzione tra assolti e condannati, perché per la nostra Costituzione siamo tutti non colpevoli fino al terzo grado di giudizio», ha spiegato. «Mi sono comunque riservato di leggere la traduzione in norma della proposta del presidente Conte prima di dare un parere definitivo, anche considerando che io condivido la norma Bonafede». Ad ogni modo, per Grasso « è molto più importante lavorare a riforme sostanziali che riducano drasticamente il numero e la durata dei processi. Le mie proposte sono sul tavolo della maggioranza da mesi, è il momento di discutere nel merito».

Daniele

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