Reddito di cittadinanza: scatta l’obbligo dei lavori utili alla collettività

Scatta l’obbligo di svolgere lavori socialmente utili per i percettori del reddito di cittadinanza, per un minimo di 8 ore e un massimo di 16 ore a settimana.

reddito di cittadinanza

Novità in arrivo per i percettori del reddito di cittadinanza, per i quali arriva l’obbligo di svolgere lavori utili alla collettività «in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni», pena il decadimento del sussidio. Già previsto dal decretone varato nel febbraio 2019, l’obbligo è diventato pienamente operativo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di un decreto ad hoc del ministero del Lavoro che definisce caratteristiche e limiti dei progetti utili alla collettività (Puc).

I progetti dovranno essere attivati dal Comune di residenza dell’interessato, il quale dovrà indicare tempistiche, risorse e soggetti da coinvolgere. Il decreto raccomanda il coinvolgimento degli enti del terzo settore e specifica che, non essendo prevista una retribuzione, l’attività svolta non può essere assimilabile al lavoro dipendente o autonomo. Il decreto prevede che i percettori del sussidio possano «fornire le proprie preferenze in riferimento alle aree di intervento dei progetti», così da favorire le «propensioni individuali». Tali preferenze dovranno essere tenute in considerazione dai Comuni nell’assegnazione dei soggetti alle varie attività.

Tra gli esempi di attività indicati troviamo il supporto nell’organizzazione di manifestazioni ed eventi culturali, la cura delle biblioteche, l’accompagnamento allo scuolabus degli alunni, o ancora l’assistenza agli anziani, la raccolta dei rifiuti, la manutenzione dei giochi per bambini nei parchi.

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L’obbligo di svolgere lavori socialmente utili è previsto dal Patto per il lavoro e dal Patto per l’inclusione sociale che i beneficiari del reddito di cittadinanza firmano nei Centri per l’impiego. L’impegno minimo richiesto è pari a 8 ore settimanali, mentre il tetto massimo è fissato nelle 16 ore a settimana. In caso di assenza, è possibile recuperare le ore mancanti. Le assenze devono comunque essere adeguatamente comunicate e giustificate nei tempi indicati, pena la decadenza del sussidio.

Sono esclusi dall’obbligo gli occupati con un reddito superiore a 8.145 euro per lavoro dipendente e 4.800 per lavoro autonomo, nonché chi frequenta un corso di studi o di formazione, i percettori della pensione di cittadinanza, gli over 65, i soggetti con disabilità e i componenti del nucleo familiare che devono prendersi cura di minori o di persone con disabilità gravi. L’esonero si estende anche ai soggetti che lavorano già più di 20 ore settimanali, che svolgono tirocini e che non siano in condizioni di salute idonee.

Secondo quanto riportato da Repubblica, la platea dei destinatari del reddito di cittadinanza è di oltre un milione di nuclei familiari, per un totale di 2,5 milioni di persone. Nel primo anno di funzionamento, l’importo medio del contributo mensile è di 484 euro. Tra i percettori, quelli abili al lavoro sono circa 791.351. Di questo, appena 423 mila sono stati contattati dai Centri per l’impiego e ancor meno (220 mila) sono stati quelli che hanno sottoscritto il Patto di servizio. Solo 28.763 individui sono stati realmente occupati, per lo più con contratti a termine. Si tratta del 3,6% dei beneficiari occupabili.

Daniele

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