M5S: Di Maio rassegna le dimissioni da capo politico. L’incarico passa a Vito Crimi

Luigi Di Maio ha annunciato le proprie dimissioni da capo politico del Movimento 5 Stelle: «È la fine di una fase». L’incarico passa ora a Vito Crimi.

dimissioni

Foto: Ansa

AGGIORNAMENTO DELLE 19.30

Luigi Di Maio ha rassegnato le proprie dimissioni da capo politico del Movimento 5 Stelle. L’annuncio è stato fatto questa mattina ai ministri pentastellati ed è stato poi comunicato agli elettori nel pomeriggio. Di Maio ha dichiarato che manterrà comunque il suo incarico da ministro degli Esteri e che auspica che il governo giallorosso prosegua fino al termine naturale della legislatura. «È sicuramente la fine di una fase», ha commentato l’ormai ex capo del partito, «ma non del mio percorso all’interno del M5S». Le sue funzioni passeranno ad interim a Vito Crimi in quanto membro anziano del Comitato di garanzia, organo di controllo del Movimento 5 Stelle introdotto due anni fa.

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Luigi Di Maio sarebbe pronto a lasciare la guida del Movimento 5 Stelle. Così titolano tutte le principali testate giornalistiche italiane, in attesa dell’«annuncio importante» che verrà formulato dal ministro degli Esteri nelle prossime ore. Un’anticipazione che, se confermata, potrebbe avere ricadute dirompenti per il futuro del Movimento 5 Stelle e per la tenuta stessa del governo – tanto più che arriva a pochi giorni dall’atteso voto in Emilia-Romagna e in Calabria. E sarebbe proprio la volontà di non fare da capro espiatorio in vista di un’eventuale vittoria del centro-destra nella Regione amministrata da Stefano Bonaccini, dopo le numerose sconfitte elettorali che hanno costellato il 2019, ad aver spinto l’ex vicepremier alla decisione.

Come riporta Il Corriere della Sera, sarebbero due gli scenari possibili. Il primo – e più accreditato – vedrebbe le dimissioni da capo politico di Di Maio, sostituito ad interim da Vito Crimi in quanto membro più anziano del Comitato di garanzia. Il ministro non si candiderebbe agli Stati generali di marzo, ma sosterrebbe l’ala più intransigente di chi contesta l’eventuale ingresso del M5S nel fronte riformista insieme al Pd. Il secondo scenario prevede che Di Maio lasci il ruolo di capo politico e venga affiancato da un Comitato di saggi. In molti ritengono poi che la mossa di Di Maio faccia parte di una strategia più ampia: lasciare momentaneamente la guida del Movimento per tornare poi con una squadra più forte e strutturata, riprendendo le redini di un partito allo sbando.

Diversi i nomi che circolano in queste ore convulse. C’è chi vede come imminente il ritorno di Alessandro Di Battista, in aperta rottura con il ministro degli Esteri specie dopo l’espulsione di Gianluigi Paragone. C’è chi propone il nome di Stefano Patuanelli, attualmente ministro dello Sviluppo economico, considerato un profilo più istituzionale e vicino al Pd. E ancora Roberta Lombardi, fedelissima del Movimento fin dalle origini, e Max Bugani, distante da Di Maio e contrario al governo giallorosso.

Non mancano poi personalità dal profilo istituzionale e autorevole. A partire dal premier Giuseppe Conte, che gode di un gradimento molto alto presso gli elettori (pentastellati e non). C’è poi il Senatore Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, che si è schierato apertamente contro il candidato pentastellato in Calabria ed è stato tra i primi a proporre un modello di leadership collettiva. Le possibilità che, qualora le dimissioni dovessero consumarsi, la scelta ricada su di loro sono tuttavia marginali.

Nel frattempo, la crisi del Movimento 5 Stelle è ormai a un livello difficilmente recuperabile. Con le dimissioni arrivate ieri dei Deputati Michele Nitti e Nadia Aprile, sale a 15 il numero degli ex pentastellati andati via o espulsi da Montecitorio.

Daniele

Daniele

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