Amministrative in Emilia-Romagna e in Calabria: i risultati definitivi

Con il 51,4% dei voti, il governatore uscente Bonaccini supera Lucia Borgonzoni (che ottiene il 43,6%) e viene confermato alla guida dell’Emilia-Romagna. In Calabria plebiscito per la candidata forzista Jole Santelli che, con il 55,87% dei voti, ottiene quasi il doppio dello sfidante del Pd Filippo Callipo (fermo al 30,2%). Tracollo del M5S in entrambe le Regioni.

amministrative in Emilia-Romagna

Foto: Il Corriere della Sera

La Lega subisce la prima battuta d’arresto dopo l’exploit alle europee e alle regionali del 2019. È questo il dato politico più importante che emerge dai risultati delle amministrative in Emilia-Romagna e in Calabria, che hanno visto rispettivamente la conferma del governatore uscente Stefano Bonaccini (espressione del centro-sinistra) e la vittoria schiacciante di Jole Santelli (espressione del centro-destra berlusconiano).

I risultati in Emilia-Romagna

Nonostante i sondaggi delle ultime settimane facessero pensare a un esito incerto, Bonaccini è stato confermato con il 51,4% dei voti contro il 43,6% della candidata della Lega Lucia Borgonzoni. Il candidato del Movimento 5 Stelle, Simone Benini, si è fermato appena al 3,45%. Passando ai partiti, con il 34,6% il Pd si è affermato primo partito, seguito a stretto giro dalla Lega al 31,9%. Da segnalare, nel centro-destra, il crollo di Forza Italia (che si ferma al 2,57%) e la crescita di Fratelli d’Italia (che ottiene l’8,6%). Prosegue la crisi profonda del M5S, che non arriva al 5%: un risultato reso ancora più amaro dal fatto che l’Emilia-Romagna è stata la Regione in cui i pentastellati hanno mosso i primi passi. Particolarmente alta l’affluenza, che si è attestata al 67,1% – quasi il doppio rispetto alle ultime amministrative.

I risultati in Calabria

Sorprende meno la Calabria, le cui elezioni sono state messe in ombra dallo show emiliano-romagnolo. La candidata di Forza Italia Jole Santelli ha ottenuto il 55,87% dei voti, quasi il doppio rispetto al candidato di centro-sinistra Filippo Callipo (fermo al 30,2%). Il Pd è risultato primo partito con il 15,78% dei voti, ma questo non è bastato a battere la lista di centro-destra con in testa Forza Italia (con il 12,6%) seguita dalla Lega (al 12,2%) e da Fratelli d’Italia (11,14%). Anche qui male il Movimento 5 Stelle, che si ferma al 7,4%. Bassa l’affluenza, che è stata del 44,32%.

Le ripercussioni sul governo e sul piano nazionale

Il risultato emiliano-romagnolo rappresenta una sconfitta importante per Matteo Salvini, che ha tentato in ogni modo di personalizzare la campagna elettorale e di portarla su un piano nazionale, parlando addirittura di «referendum tra monarchia e Repubblica». In caso di vittoria del centro-destra nella storica roccaforte del centro-sinistra, infatti, il leader della Lega avrebbe avuto gioco facile nel chiedere le dimissioni del governo e il voto anticipato. La candidata Lucia Borgonzoni, costantemente messa in ombra da Salvini, non è però riuscita ad affermarsi tra gli elettori. Così, a notte inoltrata, si è trovata costretta a commentare – da sola davanti ai microfoni – la sconfitta: «Per la prima volta la Regione è stata contendibile», si è limitata a dire. Va comunque sottolineato l’importante risultato della Lega, che si attesta ad appena due punti percentuali dal Pd.

La battuta d’arresto della Lega in Emilia-Romagna (come anche il risultato buono, ma non all’altezza delle aspettative in Calabria) potrebbe aprire inoltre un momento di discussione nel centro-destra. La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, in continua crescita nei sondaggi, potrebbe pretendere che venga rimessa sul tavolo la gestione leaderistica e totalizzante della coalizione di Salvini.

Per il Pd il risultato ottenuto ieri ha superato qualunque aspettativa. Non solo Bonaccini è stato confermato alla guida della Regione; i Dem si sono affermati anche come primo partito, nonostante lo stesso candidato alla presidenza abbia fatto di tutto per nascondere i simboli di partito e puntare tutto sulla sua persona. «Il dato del Pd è straordinario», ha commentato Nicola Zingaretti dal Nazareno. Ora non solo il governo può trarre un respiro di sollievo; ma il segretario Dem può pensare di portare avanti il progetto di rifondazione del partito con più serenità.

Certamente l’esecutivo può accantonare le ipotesi di dimissioni e di voto anticipato, rese peraltro complicata dal referendum costituzionale sul taglio del numero dei Parlamentari. Con tutta probabilità si aprirà una nuova fase nell’azione del governo, a partire dall’aggiornamento del contratto di governo – rimandato proprio a dopo le amministrative per capire come muoversi. Una nuova fase in cui M5S e Pd dovranno calibrare i rapporti di forze all’interno dell’alleanza alla luce dei risultati che vedono il definitivo tracollo dei pentastellati privi, dopo le dimissioni di Luigi Di Maio, di un vero leader.

In attesa di verificare se e come i risultati delle amministrative in Emilia-Romagna e in Calabria influenzeranno l’andamento della politica nazionale e del governo, lo sguardo si lancia già ai prossimi appuntamenti elettorali. A partire proprio dalle amministrative in Toscana, altra storica roccaforte del centro-sinistra. Anche in questo caso la partita è aperta, ma ora il Pd può guardare alle elezioni con uno spirito diverso.

Daniele

Daniele

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