Stop della prescrizione: è scontro aperto tra Italia Viva e Movimento 5 Stelle

Matteo Renzi annuncia battaglia sullo stop della prescrizione: «Non verremo meno ai principi di civiltà giuridica». La replica del ministro Bonafede: «Non accetto ricatti e minacce».

stop della prescrizione

Foto: Il Fatto Quotidiano

È ancora scontro aperto tra Movimento 5 Stelle e Italia Viva sullo stop alla prescrizione. «Se qualcuno pensasse che, in nome del mantenimento dello status quo del governo noi veniamo meno ai principi di civiltà giuridica, quel qualcuno ha sbagliato», ha dichiarato Matteo Renzi, il cui partito sarebbe pronto a votare il ddl presentato da Enrico Costa (Forza Italia) per abrogare la riforma Bonafede. «Non accetto ricatti e minacce e vado avanti», ha replicato il Guardasigilli Bonafede. «Qualcuno dovrebbe rendersi conto di non essere più al governo con Alfano e Verdini».

E mentre Nicola Zingaretti dichiara che «Se non si trovasse un accordo andremo avanti con la nostra legge», il capo politico reggente del Movimento 5 Stelle Vito Crimi difende il provvedimento: «La prescrizione è legge e come tale è entrata in vigore. Se qualcuno vuole cambiare le carte in tavola se ne assuma la responsabilità». A gettare acqua sul fuoco l’ex ministro Dem Andrea Orlando che, pur dicendosi critico nei confronti della norma in questione, invita ad abbassare i toni: «Tra Italia Viva e il ministro Bonafede si sta sviluppando un’assurda polemica che rischia di coprire le critiche ragionevoli venute dai vertici della magistratura durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Occupiamoci di queste e riprendiamo il confronto».

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Il riferimento va alle parole pronunciate da Giovanni Mammone, primo presidente della Corte Suprema di Cassazione, nel suo discorso per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario presso l’Aula Magna del Palazzo di Giustizia di piazza Cavour a Roma. Per Mammone c’è il rischio concreto di un «Significativo incremento del carico penale per via del venir meno delle prescrizioni che maturano in appello, circa 20-25 mila processi l’anno. Risulta pertanto necessario porre allo studio e attuare le più opportune soluzioni normative, strutturali e organizzative tali da scongiurare la prevedibile crisi».

Un’opinione autorevole, quella di Mammone, che si somma alle critiche espresse da tempo dall’Unione delle Camere penali per la quale, in assenza di un contestuale intervento volto a garantire la ragionevole durata dei processi, «Il cittadino resterà in balia della giustizia penale per un tempo indefinito, cioè fino a quando lo Stato non sarà in grado di celebrare definitivamente il processo che lo inquadra, come denunciato dai penalisti con l’intera comunità dei giuristi italiani». L’entrata a regime di «un simile, aberrante principio – prosegue la nota dell’Unione delle camere penali – determinerebbe un disastroso allungamento dei tempi dei processi, giacché verrebbe a mancare la sola ragione che oggi ne sollecita la celebrazione».

Redazione La Clessidra

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