Famiglia e pensioni: Conte annuncia i pilastri dell’Agenda 2023 per il governo

Sostegno alle famiglie numerose e a basso reddito e riforma delle pensioni in vista dell’esaurimento di quota 100: queste le priorità dell’Agenda 2023 annunciate dal premier Conte.

agenda 2023

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Sostegno alle famiglie e riforma delle pensioni. Questi i pilastri dell’Agenda 2023 annunciati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine del Tavolo su occupazione e welfare svoltosi il 10 febbraio a Palazzo Chigi. Il premier ha assicurato che «Il sostegno alla famiglia è un’assoluta priorità del governo già per il 2020», aggiungendo che l’esecutivo si impegnerà per il «riordino e il potenziamento delle misure attualmente esistenti e per l’introduzione di strumenti ancora più efficaci a sostegno della famiglia, con particolare attenzione ai nuclei numerosi e a basso redditto».

Conte ha invitato i ministri – in particolare la ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti (Iv) e la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S) – a lavorare a stretto contato per l’approvazione di un Family Act che possa incidere concretamente nella vita quotidiana delle famiglie. Italia Viva, in particolare, ha chiesto che la riorganizzazione degli aiuti alle famiglie entri a far parte della più generale riforma del fisco, i cui lavori dovrebbero iniziare nelle prossime settimane. Intanto fonti parlamentari confermano che la discussione alla Camera del disegno di legge presentato da Graziano Delrio, che prevedeva tra le altre cose l’introduzione dell’assegno unico per i figli a carico e che avrebbe dovuto arrivare a Montecitorio in settimana, è stata rinviata al 25 febbraio a per favorire il confronto interno alla maggioranza.

Pensioni: ipotesi quota 102 e ricalcolo con sistema contributivo

Contestualmente, il programma dell’Agenda 2023 prevede un intervento sulle pensioni con il superamento di legge Fornero e quota 100, in scadenza nel 2021. Se da un lato i sindacati chiedono maggior flessibilità per l’uscita dal mondo del lavoro, dall’altro il governo deve fare i conti con l’esigenza di non intaccare eccessivamente i conti pubblici. Soprattutto alla luce delle notizie poco rassicuranti riguardanti la crescita economica e il tasso di natalità, ormai ai minimi storici.

La proposta che circola con maggiore insistenza nelle ultime ore prevede la possibilità di uscire con 64 anni di età e 38 di contributi (la cosiddetta quota 102) con ricalcolo interamente contributivo dell’importo. Ipotesi che, secondo le prime stime, comporterebbe una riduzione dell’assegno pari circa al 30%. Un’altra ipotesi prevede un taglio crescente dell’importo in caso di pensionamento anticipato. Si andrebbe da una riduzione del 2% per chi esce dal mercato del lavoro a 66 anni fino a un massimo del 6% per chi esce a 64 anni. Al momento, comunque, l’accordo con i sindacati pare ancora lontano.

Daniele

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